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SCUOLA/ Valutazione, stipendi, sindacati: tutto quel che non c'è nel mondo dei presidi

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Qui non si discutono tanti colleghi in gamba, ma l'ingiustizia della non-pari opportunità. Non c'è cioè "pari dignità".
Quanti tra i dirigenti vincitori dell'ultimo concorso ordinario conoscono tutto questo?
A dire il vero, ci sono stati tentativi, con ricorsi ad hoc, per chiedere il rimedio a questa ingiustizia. Ma, ad oggi, solo illusioni. Ovviamente, a parte le solite prese di posizione solo di facciata, nella totale indifferenza da parte delle sigle sindacali, compresa l'Anp.
Provo a spiegare.
Per coloro che erano già presidi prima del 2001 c'è la Ria, per i vecchi docenti a suo tempo presidi "incaricati" c'è ancora oggi, anche se sono diventati presidi di ruolo dopo il 2007, cioè dopo i vincitori del primo concorso ordinario (l'unico vero concorso in uno Stato serio), un assegno ad personam (sic!).
La Ria dei vecchi presidi invece è una sorta di rivalutazione, chiamata "retribuzione individuale di anzianità", calcolata sugli anni di presidenza prima della dirigenza scolastica. Una stranezza.
Dire queste cose secondo verità è fare polemica fine a se stessa, o invece iniziare a mettere ordine nella confusione generale della burocrazia statale?
Su questo aspetto "di solidarietà", a parte, come dicevo, parole di rito, ciò che sconcerta è il silenzio, appunto, dei sindacati. Guidati ancora oggi, altro sconcerto, dagli stessi per tanti anni. Una riforma, su questo punto, davvero urgente? Introdurre un limite di due mandati.
Sarebbe facile chiedere di alzare lo stipendio a tutti, ma l'attuale crisi non credo lo possa permettere. Ci vuole quindi un atto di solidarietà.
È proprio su questa solidarietà che dovrebbe emergere il ruolo di un sindacato: se non persegue diritti e solidarietà, appunto, a che pro iscriversi? Solo per la assicurazione? Ecco il motivo del vuoto culturale dei sindacati odierni.
Le organizzazioni sindacali, è sempre bene ribadirlo, sono importanti in una società democratica. Il problema è che i sindacati devono fare i sindacati, cioè i rappresentanti, ovviamente, degli interessi di una parte, ma di una parte che sa aprirsi al "bene comune". Oltre i corporativismi.

 



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COMMENTI
08/08/2013 - Sindacati e scuola (roberto boggiani)

Non capisco proprio perché i dirigenti scolastici si lamentano della loro retribuzione. I compiti dei docenti sono diventati sempre più gravosi e lo stipendi è fermo da anni. Poi se è vero che i dirigenti hanno assunto sempre più responsabilità è pur vero che hanno trovato il modo per scaricarne parte (a titolo gratuito) sui docenti stessi. Mi riferisco, come chi opera nella scuola sa bene, alla figura del coordinatore di classe. Compiti di competenza della dirigenza vengono fatti eseguire ai docenti a titolo semi-gratuito. Per quanto riguarda la posizione dei sindacati all'interno della scuola ritengo (da assiduo frequentatore delle assemblee sindacali) che la questione della mancata partecipazione degli insegnanti sia dovuta prevalentemente ad una rassegnazione da parte dei docenti. Ricordo però con vero piacere l'aula magna della mia scuola piena di insegnanti in vista dello sciopero contro le 24 ore obbligatorie di insegnamento e questo a dimostrare che nelle cose importanti i docenti partecipano. I presidi devono rendersi conto che ormai sono dirigenti, hanno scelto loro di farlo e sapevano che fare il dirigente nella scuola non è come farlo in azienda. In azienda si ha il potere gestionale nella scuola no. La scuola è pubblica e deve rispettare certe regole e i sindacati fanno parte di tutta l'organizzazione della scuola come gli organi collegiali (criticati da preside Zen) Per fortuna che esistono sindacati e organi collegiali.

 
04/08/2013 - finalmente!! (rita bigelli)

Leggo con piacere il tuo articolo, sono Dirigente Scolastico da 8anni,prima incaricata poi di ruolo, ho fatto questo passaggio perchè mi piace la scuola e mi piace anche il ruolo del "Preside".Condivido l'analisi della nostra situazione professionale, cui tutto è chiesto senza che si diano gli strumenti per governare la scuola realmente. spero che si parli della complessità del nostro lavoro, perchè per avere dei riconoscimenti anche in termini stipendiali,occorre prima di tutto una considerazione sociale positiva, Cordiali saluti Rita Bigelli