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SCUOLA/ Valutazione, stipendi, sindacati: tutto quel che non c'è nel mondo dei presidi

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Per il mondo della scuola, è facile notarlo, la crisi della rappresentanza sindacale non riguarda solo i docenti ed i non docenti, ma anche i presidi: difficile oggi trovare luoghi adeguati di lettura delle nuove professionalità richieste dalla nostra "società aperta".

 Vogliamo riformare questo mondo: basterebbe porre un limite ai mandati sindacali, al massimo due. Una piccola-grande rivoluzione.

Quando riceviamo inviti per riunioni sindacali, sappiamo già la loro consistenza, cioè assise di routine, raramente occasioni importanti per cogliere a fondo il merito dei problemi. Cioè una cultura sindacale aperta e coinvolgente in termini sociali.
Ce lo diciamo ogni giorno: è nei momenti difficili che si possono e si devono fare le riforme serie.
Non solo. Perché i presidi oggi hanno un'altra responsabilità: aprire per primi la strada al sistema di valutazione nel mondo della scuola.
Arriverà anche per i presidi, finalmente, una forma di valutazione, tentata anni fa col progetto Sivadis, e poi sparita nel nulla? Se dunque differenza anche stipendiale ci deve essere, è giusto che derivi da una valutazione concreta del proprio "servizio", non dai retaggi corporativi del passato. Un sindacato serio questo dovrebbe mettere tra le proprie priorità!
A dire il vero qualcosa si sta muovendo: parlo qui del progetto VALeS. Un primo passo. Ma se i presidi è giusto che vengano valutati, vanno date a loro anche le possibilità e le risorse per gestire con qualità queste responsabilità. Ad oggi discorsi ancora tabù.
Di tutto questo dovrebbero discutere i presidi nei loro incontri sindacali, contro il rischio del piccolo cabotaggio. Ma non so se sia una pia illusione.
Perché, per ritornare all'ingiustizia denunciata, i sindacati non fanno una proposta semplice ed incisiva, per ragioni di equità? Basta poco: riassorbire la Ria e l'assegno ad personam ridistribuendoli in modo equo a tutti i presidi. In forma proporzionale.
Per farmi capire: con una scuola "di prima fascia", con 2000 studenti, 165 docenti, sei indirizzi, 45 Ata, ricevo lo stesso stipendio di un collega, a suo tempo "preside incaricato", che presiede una scuola di 600 studenti. E nessuno che si scandalizzi, tra i sindacati, ovviamente, ma in primis tra i ministeriali. Tutti indifferenti.
Lo sappiamo tutti: le cose importanti non sono quelle che convengono, ma quelle che costano. Piccole-grandi scelte di solidarietà.

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COMMENTI
08/08/2013 - Sindacati e scuola (roberto boggiani)

Non capisco proprio perché i dirigenti scolastici si lamentano della loro retribuzione. I compiti dei docenti sono diventati sempre più gravosi e lo stipendi è fermo da anni. Poi se è vero che i dirigenti hanno assunto sempre più responsabilità è pur vero che hanno trovato il modo per scaricarne parte (a titolo gratuito) sui docenti stessi. Mi riferisco, come chi opera nella scuola sa bene, alla figura del coordinatore di classe. Compiti di competenza della dirigenza vengono fatti eseguire ai docenti a titolo semi-gratuito. Per quanto riguarda la posizione dei sindacati all'interno della scuola ritengo (da assiduo frequentatore delle assemblee sindacali) che la questione della mancata partecipazione degli insegnanti sia dovuta prevalentemente ad una rassegnazione da parte dei docenti. Ricordo però con vero piacere l'aula magna della mia scuola piena di insegnanti in vista dello sciopero contro le 24 ore obbligatorie di insegnamento e questo a dimostrare che nelle cose importanti i docenti partecipano. I presidi devono rendersi conto che ormai sono dirigenti, hanno scelto loro di farlo e sapevano che fare il dirigente nella scuola non è come farlo in azienda. In azienda si ha il potere gestionale nella scuola no. La scuola è pubblica e deve rispettare certe regole e i sindacati fanno parte di tutta l'organizzazione della scuola come gli organi collegiali (criticati da preside Zen) Per fortuna che esistono sindacati e organi collegiali.

 
04/08/2013 - finalmente!! (rita bigelli)

Leggo con piacere il tuo articolo, sono Dirigente Scolastico da 8anni,prima incaricata poi di ruolo, ho fatto questo passaggio perchè mi piace la scuola e mi piace anche il ruolo del "Preside".Condivido l'analisi della nostra situazione professionale, cui tutto è chiesto senza che si diano gli strumenti per governare la scuola realmente. spero che si parli della complessità del nostro lavoro, perchè per avere dei riconoscimenti anche in termini stipendiali,occorre prima di tutto una considerazione sociale positiva, Cordiali saluti Rita Bigelli