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CLASSI POLLAIO/ Il prof: impossibile un insegnamento personalizzato con 30 studenti per aula

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Carissimi amici del Sussidiario, la Commissione Istruzione del Senato ha approvato la risoluzione del Movimento 5 Stelle sulle cosiddette “classi pollaio” e impegna il Governo a introdurre delle modifiche alla normativa vigente in modo da ridimensionare il numero massimo di studenti per classi. E ' quello approvato dalla Commissione e salutato con soddisfazione da tutti un impegno generico a ridurre il numero di alunni per classi, ma qui sta la delusione di questa decisione, perché il numero di alunni per classi deve essere ridotto in presenza di disabili, di alunni stranieri, di detenuti! Veramente un bel successo, non c'è' che dire, la fiera dell'ovvieta'! Ci mancherebbe altro che non si riduca il numero di studenti per classi in presenza di alunni disabili, di stranieri, di detenuti! E' il minimo, questo, solo il minimo! Ma così non si elimina nessuna classe pollaio, si è' attenti o si impegna il governo a prestare attenzione alle situazioni di particolare difficoltà e ad agire di conseguenza nella formazione delle classi.

 

Il problema vero e' un altro, e' che le classi pollaio dovrebbero essere eliminate di per sé, e non solo in determinate situazioni. Non è che se trenta studenti senza disabili, senza detenuti, senza stranieri possono essere un luogo educativo, mentre non lo sono più se arriva il disabile, il detenuto o lo straniero. E' questo il concetto sbagliato, che si possa educare quando tutto fila normale e hai una classe senza problemi. La risoluzione approvata e' mistificante e demagogica, toglie le classi pollaio solo in determinate condizioni, non ha avuto il coraggio di svelare a chiare lettere la contraddizione che vi è' dentro la scelta di aumentare il numero di studenti per classe. Da una parte si insiste sulla personalizzazione dell'insegnamento, si chiede all'insegnante di essere attento agli studenti, uno alla volta, e poi lo si mette ad insegnare a trenta studenti in una volta sola. Perché nessuno si chiede come fa un insegnante a personalizzare l'insegnamento avendo di fronte trenta studenti, senza nessuna disabilità o difficoltà, come fa un insegnante ad avviare nello stesso tempo trenta percorsi diversi? Sarebbe interessante che anche alla Commissione Istruzione del Senato si rispondesse a questa domanda!

 

Gianni Mereghetti



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COMMENTI
06/08/2013 - dubbi sui pollai (massimo bufacchi)

i miei "ricordi di scuola" risalgono ormai al passato remoto, quindi forse non sono attendibile. Ma sono quasi certo che alle medie, scuola "Virgilio" di Roma, non fossimo più di venti, ed in terza media (1956)eravamo tredici. Nel passaggio al ginnasio e poi al liceo, sempre Virgilio, la situazione cambiò, al'esame di maturità(1961) eravamo 33 (!). Io per il profitto galleggiavo a metà, spesso rimandato mai bocciato, ergo potrei esssere un buon test. Eppure i buoni professori delle medie (lettere, spagnolo, matematica) e quelli del liceo (latino, greco, italiano) erano in grado di gestire con la dovuta attenzione sia il primo gruppo del 13 che l'ultimo dei 33, mentre i non buoni (non cito per carità di patria) tra cui i troppo buoni, non riuscivano proprio ad avvincerci.E per finire, tra quei trentatrè- minima borghesia, un pò di commercio al minuto - più del 50 % ha raggiunto l'obiettivo che ci dava il prof. Spirito (greco e latino), un grande, stimolandoci ad essere "la futura classe dirigente della nazione". Con tutte le riserve del caso mi domando allora se il problema sta nella quantità degli studenti o nella qualità degli insegnanti. Qualcuno dirà "laudator temporis acti! "; sappiate che il latino l'ho preso a settembre quattro anni su cinque...