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SCUOLA/ Tfa ordinario, tre motivi per "convincere" il Miur a riaprirlo (coi tirocini)

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Il ministro  Carrozza (Infophoto)  Il ministro Carrozza (Infophoto)

E durante il tirocinio sono nati rapporti cordiali, anche appassionati, in cui i corsisti hanno potuto raccontare di sé, delle proprie esperienze, dei propri dubbi, delle proprie incertezze, come è tipico di chi inizia un lavoro (e non solo di chi inizia): l’insegnamento non è una routine, ma un gesto sempre nuovo, che non può accomodarsi su rassicuranti protocolli predefiniti, ma che si nutre del sempre nuovo rapporto che si instaura ogni giorno tra docenti e studenti.

Analogamente è accaduto nei laboratori di tirocinio con i tutor coordinatori o con i docenti universitari, laboratori nati spontaneamente o programmati dalle università, in cui i tirocinanti hanno potuto trovare un luogo in cui dirsi e darsi, in un dialogo con i tutor coordinatori e con alcuni docenti che hanno reso il tirocinio una vera e propria esperienza, perché è solo il giudizio sul fare che lo rende tale.

Ora partiranno i percorsi speciali, nei quali non è previsto il tirocinio: tanto è vero che il Miur ha provveduto ad adeguarne la dicitura. Si chiameranno Pas ovvero “Percorsi abilitanti speciali”: il tirocinio non è più previsto, dal momento che si presume essere già stato assolto da chi ha insegnato nella scuola per più di 360 giorni. Ciò è ben comprensibile, anche se ci chiediamo: siamo proprio certi che 360 giorni nella scuola - in qualsiasi tipo di scuola - siano in grado di dare una patente all’insegnamento? Conosciamo scuole in cui i giovani professori sono accompagnati e introdotti nel proprio lavoro, attraverso un tutorato stretto ed efficace. Ma sappiamo anche che, in molte scuole italiche - schiacciate dalle incombenze burocratiche e sempre più affamate di soldi - l’accompagnamento ai nuovi è sempre più lasciato alla buona volontà di qualche docente generoso. Non sarebbe, perciò, il caso - comunque - di prevedere delle forme di riflessività sulla propria azione di insegnamento anche per questi docenti? Se è vero che il tirocinio è stato il “cuore pulsante” del Tfa, perché non prevederlo anche nei Pas?

Vorremmo, inoltre, spendere qualche parola per il proseguimento del Tfa ordinario. Perché? Ecco alcuni buoni motivi per continuare il Tfa ordinario (oltre ai Pas, s’intende!).

1) Al netto degli elementi di negatività a cui si è accennato, perché non mettere a sistema il percorso, per poter correggere gli errori e capitalizzare l’esperienza fatta? Certamente occorre riequilibrare molti aspetti, ma si potrà intervenire se il Tfa proseguirà, non se sarà bruscamente interrotto: abbiamo visto la fatica della ripresa dopo cinque anni di chiusura delle Ssis! Perché non rendere ordinario il percorso? Perché passare sempre per vie eccezionali? Perché anche in Italia non può succedere ciò che accade in molti paesi esteri, dove è possibile l’accesso ordinato e ordinario ai corsi abilitanti?

2) Ci sembra che la formazione iniziale dei giovani docenti faccia parte delle politiche non semplicemente culturali, ma anche economiche di un Paese, perché i giovani sono il futuro della nazione. In particolare, non selezionare, preparare, valorizzare chi, tra i neolaureati, ha una passione per l’insegnamento, significa correre il rischio - ben noto - di allontanarne non pochi: ho visto più di un neolaureato, desideroso di insegnare, che però ha dovuto dirottarsi in altri ambiti lavorativi per potersi autosostenere finanziariamente.



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COMMENTI
06/08/2013 - Il nodo gordiano (enrico maranzana)

Alessandro Magno è riuscito nell'impresa perché ha correttamente ridefinito il problema, perché ha assunto un punto di vista funzionale alla questione posta. Affermare che “il tirocinio si è rivelato un ottimo “corso di formazione” .. un canale privilegiato tra Accademia e Scuola .. i docenti accoglienti che sono stati il vero motore del tirocinio” è chiaro sintomo della mancata percezione sia della sostanza del problema educativo, sia del male profondo del nostro sistema scolastico. In rete “On. Ministro Carrozza, onori il mandato ricevuto” indica la via maestra per il riallineamento della scuola alla società contemporanea.