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SCUOLA/ Ecco come in Inghilterra funzionano i concorsi per presidi e insegnanti

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Coloro che sono interessati a rispondere a un annuncio inviano il proprio fascicolo personale, nel quale forniscono tutte le informazioni richieste dalla scuola, più quelle che ritengono utili a presentarsi: per esempio, referenze di scuole in cui abbiano insegnato o che abbiano diretto in precedenza. È la stessa scuola a esaminare la documentazione: a farlo è un piccolo gruppo designato dal Board of Governors, quello che noi chiameremmo Consiglio di Istituto, ma che in Inghilterra è prevalentemente l’espressione degli utenti e del territorio, oltre che dell’Ente locale. A volte, al Board si affianca un esperto esterno.

La commissione opera una prima scrematura e redige una short list, cioè la lista dei candidati che appaiono più interessanti per il posto da coprire. I selezionati vengono invitati per un colloquio, che può durare da qualche ora a un paio di giorni: incontrano i Governors, alcuni insegnanti, eventualmente i rappresentanti dei genitori. Discutono con la commissione del modo in cui affronterebbero i problemi della scuola, delle proprie priorità e strategie, delle innovazioni organizzative o didattiche che vorrebbero introdurre. Lo schema del colloquio è piuttosto libero: non si tratta di un esame nel senso tradizionale del termine, quanto di un vaglio della persona e delle sue caratteristiche. Non si cerca il “più preparato”, ma quello che sembra rispondere meglio alle aspettative dell’ambiente.

Al termine, la commissione sceglie il candidato che appare più idoneo, al quale viene proposto un contratto: a volte per un periodo, ma più spesso a tempo indeterminato. Si tratta di un contratto di diritto privato, che lega il dirigente a quella specifica scuola. Se e quando vuole cambiare, deve proporre nuovamente la propria candidatura in risposta a un altro annuncio e ricominciare la trafila della selezione.

La commissione può sbagliare? Certamente e in questo caso ne risponde “politicamente” al Boarde agli utenti. Del resto, se il prescelto non si rivela all’altezza, il contratto prevede anche le clausole rescissorie. A una risoluzione più o meno consensuale si arriva anche se i risultati di apprendimento degli studenti, misurati nei test nazionali, sono insoddisfacenti: o se le ispezioni dell’OFSTED (Office for Standards in Education, Children's Services and Skills) evidenziano carenze di gestione. Ogni anno, per memoria, 80-100 presidi perdono il proprio posto: ma, di solito, non hanno difficoltà a ricollocarsi, data la relativa penuria di candidati.



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