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SCUOLA/ Ecco come in Inghilterra funzionano i concorsi per presidi e insegnanti

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Il modello funziona perché riposa su un dato che nessuno mette in discussione: anche se gli ordinamenti generali dell’istruzione sono stabiliti a livello nazionale, la committenza del servizio appartiene all’utenza e al territorio, attraverso il Board. È a loro e solo a loro che risponde il preside, sulla base di un rapporto fiduciario e in risposta a richieste che emergono a livello locale.

Questo ne fa una ricetta non esportabile nel nostro Paese, in cui è radicata la convinzione che titolare esclusivo del servizio di istruzione sia naturaliter lo Stato. Ma occorre allora accettare le conseguenze di quell’assunto: uno Stato in crisi (culturale e di ideali prima che di risorse) non può che riflettere tale crisi nell’esercizio della committenza educativa, a cominciare dalla scelta di chi deve rappresentarlo nelle scuole.

Prima di stupirci del contenzioso che affligge i nostri concorsi, chiediamoci per un momento se noi tutti, come comunità, siamo convinti che il “bene istruzione” appartenga ancora legittimamente e in esclusiva al moderno Principe. Non si possono desiderare gli effetti, se non si è disposti ad accettare le premesse in grado di generarli.

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