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SCUOLA/ Dopo il decreto Carrozza, ne serve uno contro lo statalismo

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Che è come dire: per un 5 in una sola materia sono costretti a ripetere un altro anno, cioè a ristudiare il 95 per cento delle materie valutate sufficienti. Per questo motivo la scuola in Europa non prevede le bocciature prima dei 16 anni, ma solo forme di valutazioni orientanti. I docenti che si sono resi responsabili di queste cattive scelte, loro sì andrebbero riselezionati, cioè riverificate le loro competenze didattiche, ma anche i presidi che le hanno avallate.

In poche parole, la scuola deve aiutare i giovani a trovare, per quanto possibile, la loro strada nella vita. Ed i migliori docenti sono quelli che mettono cuore e passione educativa, al di là del possesso di poche o molte conoscenze su questa o quella materia. Sono quelli che fanno brillare gli occhi, che trasmettono il gusto della ricerca personalizzata. Sapendo che nessuno studente è privo di talento, ma che i talenti sono diversi, che vanno indirizzati e orientati verso la loro piena realizzazione.

Abbiamo bisogno, oggi più di ieri, piu che di docenti che insegnano dall'alto, che usano il voto come arma di potere, degli educatori, dei suscitatori di coscienza, dei testimoni, delle guide. Con la crisi dei saperi oggi, più che sui contenuti autoreferenti delle varie discipline, i giovani hanno bisogno, attraverso gli stessi contenuti e le nozioni, di sviluppare metodi e percorsi capaci di orientarli verso sempre nuovi contenuti, competenze, conoscenze. Educare a scuola è un "passare attraverso". Su questo principio dovremmo rimodulare la selezione dei migliori docenti e presidi, oltre il nostro finto egualitarismo.

Ai giovani, infine, è giusto dire la verità. Perché questa ricerca come "passare attraverso" implica anche il gusto della fatica quotidiana, del sano sudore. Giusta integrazione, oltre la passione per i propri talenti.

Solo in questi termini, potremo dire, al di là dell'oramai quotidiano ottimismo della volontà del premier Letta, che la scuola è quel servizio pubblico che combatte le diseguaglianze, le iniquità, la propria inefficacia. Non bastano più, cioè, facili parole d'ordine e qualche investimento più o meno a pioggia. Ci vuole il senso della "restituzione sociale" insita nel concetto di "servizio pubblico", ancora oggi assente.



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COMMENTI
07/10/2013 - sempre colpa dei docenti... (roberto boggiani)

Devo proprio dire che gli articoli del prof. Zen mi appassionano molto. Sarà perché il prof. Zen a mio avviso vive in un mondo tutto suo e non si rende conto (come avviene spesso per i dirigenti) degli effettivi problemi della scuola italiana. Vorrei che il prof. Zen provasse a fare 3 o 4 ore di lezione ad alunni demotivati, che entrano in classe solamente con l'idea che la scuola non serve a nulla. Vede prof. Zen, lei pensa che la colpa di tutto sia dei docenti, io sono convinto che è delle famiglie e ben hanno fatto i colleghi a bocciare un alunno con anche solo una insufficienza. Non è poi quello che prevede la legge? Dovrebbe ben saperlo. Non continui a scagliarsi contro i docenti ma veda in che modo noi docenti siamo costretti ad insegnare, e forse capirà di più da che parte stanno le colpe.

RISPOSTA:

Caro Boggiani, mi sorprende il suo commento. Che è tipico, purtroppo, di un certo mondo ideologico. Lei forse non lo sa, ma quest'anno sono preside di due licei, uno con 2000 studenti e l'altro con 500 studenti. In tutto 2600 studenti e 200 docenti, con 60 ata. Veda lei se non conosco la scuola. E le cose che scrivo le dico anche pubblicamente, cercando i pro e contro, cioè un sano dialogo, con i miei docenti. Senza alcun problema. Perché quando si dice la verità si è sempre disposti al confronto, perché non contano le proprie opinioni, ma, appunto, la verità. Lo scorso giugno, ad es., ho chiesto ai miei docenti della scuola di 2000 studenti di esprimersi a scrutinio segreto se sono d'accordo che rimanga loro preside, vista la scadenza del contratto triennale. E ho avuto solo 2 voti contrari. Questo per dire che il dialogo sincero paga sempre. Io non ce l'ho con i docenti. Ci mancherebbe! Sono per la riscoperta del valore del "servizio pubblico". Quindi della centralità dell'apprendimento sull'insegnamento. E noi siamo al servizio di questa centralità. Ed i migliori docenti, che sono la gran parte, vanno valutati, cioè valorizzati, in ordine a questa centralità. In termini anche di rendicontazione sociale. Ci vuole molto a capirlo? Questa estate ho presieduto, da presidente di commissione, gli orali dei concorsi per i docenti per latino. Ho trovato bravissimi docenti. Concorso iper selettivo. E poi trovo nel decreto scuola l'ennesima sanatoria. Basta! Come è in tutto il mondo del lavoro, una assunzione passa attraverso un colloquio, faccia a faccia. Senza automatismi. Non solo. Possibile che, nelle graduatorie interne, debba valere solo l'anzianità di servizio? Eppure tutti a scuola sanno chi sono i bravi. Ecco, io parto dalla realtà. Non dalle maschere ideologiche. Come mi comporto, ad es., quando faccio le cattedre? Parto dal sistemare i docenti meno bravi, chiedendo per piacere a quelli bravi di recuperare le criticità. Eppure hanno lo stesso stipendio. Tutto deve essere rivisto, nella scuola, in funzione di quella centralità del servizio e dell'apprendimento sull'insegnamento. Ultimo esempio: i ragazzi non hanno bisogno oggi di insegnanti, ma di maestri. Vista la problematicità anche dei saperi essenziali. Che li sappiano accompagnare nella ricerca, secondo metodo, delle tante facce della realtà e di se stessi. Perché invece deve essere solo la fortuna a segnare il destino di questi nostri ragazzi? Ben sapendo le difficoltà da lei citate. Che ben conosco. Tanto che, quando posso, entro nelle classi. Anche a sorpresa. E partecipo, su loro richiesta, alle assemblee di istituto e di classe. Se la scuola è una comunità di esercizio del senso critico, ci diciamo enfaticamente, proviamo, ogni tanto, a verificare cosa voglia dire. Perché molti docenti inseguono la diligenza, non l'intelligenza dei nostri ragazzi. Per questo riprendo sempre la parabola dei talenti. Una pagina bellissima. Eppure, se penso a questo e vado a leggere i siti sindacali o professionali, anche dei presidi, mi cascano le braccia... Altro che senso critico.... Cordialità GZ