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SCUOLA/ Dopo il decreto Carrozza, ne serve uno contro lo statalismo

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Inizia un nuovo anno scolastico con alcune buone notizie, come quelle contenute nel decreto legge appena approvato dal governo, ma inserite in una cornice di fragilità, se pensiamo alla centralità della formazione nella nostra "società della conoscenza", per l'impianto conservatore della scuola italiana, cioè statalista.

Centralità, dicevo, che non può essere solo una parola d'ordine, se non produce quelle conseguenze che sono pure necessarie, in termini di efficacia dei risultati, e non solo delle intenzioni.

Pensiamo solo alla giusta abolizione dei "bonus maturità", introdotti come norma dal governo Prodi e resi effettivi dal ministro Profumo solo pochi mesi fa, forieri di ingiustizie e iniquità. La loro abolizione dice una cosa importante, a chiare lettere, che cioè gli esami di maturità non contano più nulla. Cosa che tutti sanno, perché non contano le prove alla fine di un corso di studio, ma quelle all'inizio. Oggi una scuola efficace, in poche parole, è quella che sia capace di orientare le scelte dei giovani in relazione ai talenti, alle attitudini e alle competenze maturate e raggiunte. Una scuola, in sintesi, in grado di accompagnare le scelte di vita, vero investimento del futuro dei nostri ragazzi, se non di un intero Paese.

Nel decreto appena approvato c'è, in questi termini, una piccola luce: si parla di "orientamento", cioè di scuola-orientamento. Non una scuola cioè che seleziona, ma che, appunto, orienta, per rispetto dei talenti e delle intelligenze diverse. Una scuola che non si accontenta delle intenzioni, ma che verifica il proprio "servizio pubblico" a partire dai risultati. Cosa chiedono, infatti, i nostri ragazzi e le loro famiglie quando si iscrivono ad una scuola: posso affidare mio figlio alle vostre cure, per il bene del suo futuro, posso cioè fidarmi di voi, chi mi garantisce della bontà del vostro "servizio"?

In relazione a queste domande, anche le ultime scelte del governo andrebbero riviste, se non rovesciate, nell'ordine dei fattori, per le garanzie sociali del servizio richiesto. È questo il tratto conservatore e statalista della scuola italiana, ben lontana dai migliori modelli europei.

La buona scuola, dunque, non seleziona, ma accompagna, orienta e previene l'insuccesso scolastico e favorisce lo sviluppo armonico dei talenti individuali. Su questo punto, che è il principio base dell'idea di "servizio pubblico", dovremmo invece verificare la qualità del lavoro di docenti, presidi, di tutti gli operatori della scuola.

Perché non dovrebbe più accadere quello che Il Giornale di Vicenza nei giorni scorsi ha messo in evidenza, cioè il ritorno alla comoda e deresponsabilizzante idea della facile bocciatura per sola responsabilità degli studenti. Addirittura, si è verificato in alcune scuole vicentine che degli studenti siano rimasti bocciati per una sola insufficienza. 



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COMMENTI
07/10/2013 - sempre colpa dei docenti... (roberto boggiani)

Devo proprio dire che gli articoli del prof. Zen mi appassionano molto. Sarà perché il prof. Zen a mio avviso vive in un mondo tutto suo e non si rende conto (come avviene spesso per i dirigenti) degli effettivi problemi della scuola italiana. Vorrei che il prof. Zen provasse a fare 3 o 4 ore di lezione ad alunni demotivati, che entrano in classe solamente con l'idea che la scuola non serve a nulla. Vede prof. Zen, lei pensa che la colpa di tutto sia dei docenti, io sono convinto che è delle famiglie e ben hanno fatto i colleghi a bocciare un alunno con anche solo una insufficienza. Non è poi quello che prevede la legge? Dovrebbe ben saperlo. Non continui a scagliarsi contro i docenti ma veda in che modo noi docenti siamo costretti ad insegnare, e forse capirà di più da che parte stanno le colpe.

RISPOSTA:

Caro Boggiani, mi sorprende il suo commento. Che è tipico, purtroppo, di un certo mondo ideologico. Lei forse non lo sa, ma quest'anno sono preside di due licei, uno con 2000 studenti e l'altro con 500 studenti. In tutto 2600 studenti e 200 docenti, con 60 ata. Veda lei se non conosco la scuola. E le cose che scrivo le dico anche pubblicamente, cercando i pro e contro, cioè un sano dialogo, con i miei docenti. Senza alcun problema. Perché quando si dice la verità si è sempre disposti al confronto, perché non contano le proprie opinioni, ma, appunto, la verità. Lo scorso giugno, ad es., ho chiesto ai miei docenti della scuola di 2000 studenti di esprimersi a scrutinio segreto se sono d'accordo che rimanga loro preside, vista la scadenza del contratto triennale. E ho avuto solo 2 voti contrari. Questo per dire che il dialogo sincero paga sempre. Io non ce l'ho con i docenti. Ci mancherebbe! Sono per la riscoperta del valore del "servizio pubblico". Quindi della centralità dell'apprendimento sull'insegnamento. E noi siamo al servizio di questa centralità. Ed i migliori docenti, che sono la gran parte, vanno valutati, cioè valorizzati, in ordine a questa centralità. In termini anche di rendicontazione sociale. Ci vuole molto a capirlo? Questa estate ho presieduto, da presidente di commissione, gli orali dei concorsi per i docenti per latino. Ho trovato bravissimi docenti. Concorso iper selettivo. E poi trovo nel decreto scuola l'ennesima sanatoria. Basta! Come è in tutto il mondo del lavoro, una assunzione passa attraverso un colloquio, faccia a faccia. Senza automatismi. Non solo. Possibile che, nelle graduatorie interne, debba valere solo l'anzianità di servizio? Eppure tutti a scuola sanno chi sono i bravi. Ecco, io parto dalla realtà. Non dalle maschere ideologiche. Come mi comporto, ad es., quando faccio le cattedre? Parto dal sistemare i docenti meno bravi, chiedendo per piacere a quelli bravi di recuperare le criticità. Eppure hanno lo stesso stipendio. Tutto deve essere rivisto, nella scuola, in funzione di quella centralità del servizio e dell'apprendimento sull'insegnamento. Ultimo esempio: i ragazzi non hanno bisogno oggi di insegnanti, ma di maestri. Vista la problematicità anche dei saperi essenziali. Che li sappiano accompagnare nella ricerca, secondo metodo, delle tante facce della realtà e di se stessi. Perché invece deve essere solo la fortuna a segnare il destino di questi nostri ragazzi? Ben sapendo le difficoltà da lei citate. Che ben conosco. Tanto che, quando posso, entro nelle classi. Anche a sorpresa. E partecipo, su loro richiesta, alle assemblee di istituto e di classe. Se la scuola è una comunità di esercizio del senso critico, ci diciamo enfaticamente, proviamo, ogni tanto, a verificare cosa voglia dire. Perché molti docenti inseguono la diligenza, non l'intelligenza dei nostri ragazzi. Per questo riprendo sempre la parabola dei talenti. Una pagina bellissima. Eppure, se penso a questo e vado a leggere i siti sindacali o professionali, anche dei presidi, mi cascano le braccia... Altro che senso critico.... Cordialità GZ