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SCUOLA/ 25 anni e non aver mai lavorato? Ditelo al Miur...

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Tutti barman e commessi in libreria? (Infophoto)  Tutti barman e commessi in libreria? (Infophoto)

Due dimenticanze gravi perché in un momento di profonda crisi occorre saper guardare alla nostra tradizione di eccellenza nel campo del lavoro e a ciò che già c'è e che invece non solo non viene mai menzionato nei luoghi "deputati" a formare la classe dirigente del domani, ma che manifesta da anni segni di grave sofferenza. Da un parte per la mancanza normativa: nella maggioranza delle regioni italiane è impossibile trovare un percorso di qualifica per elettricista, idraulico, orefice...; dall'altra perché gli istituti di formazione sono costretti, loro sì, a una riduzione costante dei costi, a classi sempre più numerose e, cosa più grave, all'impossibilità di rispondere a tutti i ragazzi che vogliono proseguire in quarta e in quinta, cioè proprio quei giovani che, già consegnati dalla terza media a una probabile dispersione scolastica, sono riusciti non solo a raggiungere una qualifica, ma ad essere idonei per proseguire fino all'esame di maturità (e questo è possibile solo in Lombardia). 

Dire che questi giovani possano diventare parte della classe dirigente del domani evidentemente in Italia è ancora uno scandalo. 

Ingegneri che, per fare solo un esempio, abbiano frequentato durante gli anni delle superiori i cantieri edili grazie a stage di un paio di mesi per ogni annualità e raggiunto qualifiche base del settore (serramentista, elettricista, decoratore, etc) non rappresenterebbero una classe dirigente di professionisti più innovativa e dinamica e un reale esempio di alternanza scuola-lavoro? Invitare i giovani laureandi a fare il commesso può strappare un applauso, ma non certo cambiare la mentalità della scuola.

Siamo all'inizio di un nuovo anno scolastico e incontrare le famiglie dei ragazzi che iniziano i percorsi di formazione professionale, riceverne gli applausi sinceri (anche se non siamo a Cernobbio) per come si desidera accogliere i loro figli, dice che c'è una fetta d'Italia che in questo cambiamento ci crede e ripone una speranza per i propri ragazzi e quindi per tutti.

Riuscirà finalmente la politica a vedere questi tentativi come investimenti sul futuro già in atto e quindi da valorizzare concretamente? 

Noi operatori della formazione professionale, pur con tutte le sue fatiche e contraddizioni, continuiamo nel nostro lavoro quotidiano con l'entusiasmo di sempre, contagiati da quello dei ragazzi che frequentano i nostri percorsi; questo non ci esime da un giudizio anche critico su proclami a volte tanto giusti quanto lontani dalla realtà.



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