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SCUOLA/ La "rivoluzione" in stile Jobs serve più al ministro o agli studenti?

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Le risposte finora elaborate dal ministro stanno tutte nel Decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 9 settembre. Una prima parte del Decreto introduce e finanzia misure per il diritto allo studio, per la reintroduzione dell'insegnamento della geografia economica, per progetti didattici nei musei, per l'acquisto dei libri di testo e l'elaborazione di libri digitali, per il prolungamento eventuale dell'orario scolastico al pomeriggio, soprattutto nella scuola primaria, al fine di contenere la dispersione scolastica. Una seconda parte del Decreto prevede un finanziamento per un piano triennale di assunzione di docenti (69mila) e di Ata (16mila). La spesa complessiva è di 400 milioni. 

Non si può non vedere il divario tra la dimensione dei problemi, di cui il ministro si mostra consapevole, e la risposta. Alla fine, ciò che si vede è un ministero del personale, che decreta sotto dettatura dei sindacati, interessati ovviamente alle sole questioni del personale. Anche l'ipotesi di un concorso annuale per rimpiazzare i posti vacanti di dirigente pare riproporre le procedure fallimentari che hanno portato al tormentone dei concorsi, ricorsi e controricorsi. Lo stesso valga per il concorso per docenti, per il quale i 2/3 degli attuali vincitori di concorso non avrà comunque il posto. Il che imporrebbe una revisione radicale dell'intero meccanismo selettivo sia per adeguare domanda e offerta sia, soprattutto, per consentire alle scuole sul territorio, da sole o in rete, di procedere speditamente e autonomamente al riempimento dei posti vacanti. 

Insomma: mentre le dichiarazioni del ministro appaiono lungimiranti, consapevoli delle criticità del sistema, i suoi atti di governo stanno di parecchi passi indietro. Avremmo voluto sentire dal ministro un invito alle scuole a giocarsi audacemente l'autonomia che la legge prevede, attraverso sperimentazioni e innovazioni sul campo. Avremmo soprattutto gradito la manifestazione della consapevolezza che la fuga dalla scuola, la dispersione, la noia non sono importate dall'esterno, ma sono prodotte dall'interno di un sistema chiuso nelle maglie di un'amministrazione centralistica soffocante e incompetente. 

Sarà per l'inconsistenza riformistica del quadro politico e delle forze che lo compongono, sarà per deficit di cultura politica, certo è che il nuovo anno è destinato a galleggiare in acque morte come quelli precedenti. Così anche gli spunti positivi riformistici, che si intravedono nelle dichiarazioni di inizio d'anno del ministro, riguardino essi le scuole paritarie, l'abolizione del bonus della maturità, la questione dei libri di testo, l'aggiornamento della formazione degli insegnanti, il favore per le donazioni private alle scuole e l'incremento della quota di defiscalizzazione delle medesime, che la sinistra ha sempre osteggiato, in nome della difesa del carattere pubblico della scuola, tutto ciò rischia di restare solo una generosa dichiarazione di impotenza. L'autunno si avvicina…



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