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SCUOLA/ Quei prof così "esperti" che faticano ad essere maestri

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È caduta una sovrastruttura. Oggi, impegnandosi  con un ragazzo più giovane in modo da sfidare la sua ragione e non sostituirsi a lui nella verifica, può scattare una solidarietà che prima era più impacciata. Lo scorgo quando noto ciò che i ragazzi si aspettano da noi adulti: in poche parole, una predica. Quando si accorgono che non vogliamo dar loro questo, ma che c'è una passione al destino, comune a noi e a loro, allora facilmente lo schermo cade.



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COMMENTI
16/09/2013 - un'esperienza positiva, da interpretare (enrico maranzana)

La terminologia utilizzata occulta l’aspetto qualificante dell’esperienza: la frase “I programmi non hanno come scopo la scuola come luogo di educazione, ma il mero apprendimento di abilità e di capacità” è una contraddizione [CFR in rete “La miopia dei ministri della pubblica istruzione”]: per la legge “educazione” corrisponde alla promozione di competenze, intese come manifestazione di capacità, capacità a cui appartengono, opportunamente riformulate, “Il momento euristico, l’oggetto formale, la sintesi, l’argomentazione”! Dallo scritto non traspare con la dovuta incisività che il cardine dell’istituzione sono i giovani e le loro potenzialità. [CFR in rete: “Ministro Maria Chiara Carrozza, non dimentichi d’esser donna di scienza”].