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SCUOLA/ L'inizio e la tentazione di "spiegare" la vita

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Il sapere costa caro (Infophoto)  Il sapere costa caro (Infophoto)

Che dire? Per il visetto pallido e smunto, lo sguardo timido e impacciato di Mirko, solo per questo, vale la pena rientrare in classe, ridare fiato a questa avventura sempre nuova che si chiama educazione.

In uno dei suoi scritti, Saint-Exupéry, afferma: "Se devi costruire una nave, non radunare uomini per raccogliere legna e distribuire compiti. Insegna piuttosto la nostalgia del mare infinito". Questa, che potrebbe apparire un'astrazione, nasconde invece la genialità di un metodo. Non è dall'organizzazione che possiamo trarre energia per intraprendere un nuovo cammino o per rimettere mano all'antico, perché il vero segreto è quella "nostalgia del mare infinito". 

Ma come si fa ad "insegnarla" questa nostalgia?

Qualcuno ci disse, più di trent'anni fa, che "l'educatore è tale se comunica qualcosa che appartiene a quell'orizzonte che si chiama con la parola più semplice che si possa usare: 'io'. Sono educatore, se comunico me stesso" (L. Giussani, Realtà e giovinezza, la sfida, Sei, 1995). Forse è proprio questa la chiave di accesso al cuore dei ragazzi: dipendere dal proprio cuore. I ragazzi, all'inizio quasi inconsapevolmente, ma nel tempo in misura sempre più cosciente, sapranno riconoscere il vero adulto, fino − oserei dire − al maestro, proprio dal di dentro di questo, più implicito che esplicito, dialogo "amoroso": quello che il cardinale John Henry Newman aveva sapientemente reso con il motto cor ad cor loquitur. 

Ma anche il ventesimo secolo ci ha dato uomini veri, capaci di dialogare col cuore: Enzo Jannacci, che a tali uomini appartiene, percorre questa strada: conoscere, scoprire, penetrare la realtà intanto che la vivi! Non si sa "già", non si sa "prima", non si conosce "per sentito dire"… E così, nel testo di Io e te, una delle sue canzoni più riuscite, Jannacci ci dice che "la bellezza dei vent'anni è poter non dare retta a chi pretende di spiegarti l'avvenire, e poi il lavoro e poi l'amore…"

Chiudo allora con un invito: proviamo quest'anno a non "spiegare" ai nostri studenti la vita; rischiamo, invece, di viverla con loro. 



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