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SCUOLA/ Fuga dal classico o (nuova) domanda di realtà?

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Essenziale sarà il ruolo che avranno i docenti: più saranno capaci di aprire tutto il potenziale della propria disciplina al mondo esterno, più alta sarà l'attenzione che riceveranno dai ragazzi e le possibilità di apprendimento a loro offerte. Gli studenti devono diventare protagonisti di quell'ecosistema formativo di cui la scuola è attore protagonista. I licei classici stanno impiegando più tempo a mettersi al passo, ma inevitabilmente lo faranno. Nel frattempo i dati fanno segnare una riscoperta delle materie "tecniche", in particolare nelle scelte universitarie (si pensi al boom di ingegneria al Politecnico di Milano e degli Its), mentre aumentano, contro ogni luogo comune, le giovani donne che scelgono percorsi di istruzione tecnica.

A indebolirsi insomma non è il liceo classico in sé, ma il cliché che lo ha visto per troppo tempo come unica scuola d'eccellenza, di serie A, a discapito di altri percorsi scolastici. Chi conosce la scuola italiana sa bene invece che le eccellenze non hanno bandiera: basti pensare alle realtà del "Club dei 15" in cui prestigiosi istituti tecnici collaborano con le migliori aziende manifatturiere del nostro Made in Italy.

Quello che manca è semmai la condivisione delle esperienze e di tante best practices (di licei e istituti tecnici) che rappresentano modelli scolastici di successo in una società in continuo rinnovamento. Come Confindustria stiamo organizzando in proposito una specifica giornata Orientagiovani (il 14 novembre a Catania) dove raccoglieremo testimonianze di studenti, docenti e presidi che sono riusciti a costruire ponti tra scuola e territorio, tra l'aula e l'azienda, tra il sapere e il saper fare. Stesso approccio caratterizzerà il prossimo Job&Orienta (dal 21 al 23 novembre presso la Fiera di Verona).

Sono occasioni preziose che aiutano a ritrovare fiducia nelle nostre scuole e, soprattutto, nelle scelte dei nostri studenti. Senza gridare ogni volta Ad malora!, ma lavorando per riproporre il classico e tanto caro Ad maiora!



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COMMENTI
02/09/2013 - Trito e ritrito (mario Guereschi)

Io vengo dagli istituti tecnici di Gentile (ragioneria), ho conosciuto e sono amico di chi ha studiato agli ITIS di Gentile, ai licei classici di Gentile, alle scuole professionali di Gentile. Saranno pur dei coglioni pieni di nozionistica, ma, mi sia premesso, sono stati il nerbo dell'Italia del benessere. Ora vedo, purtroppo per loro, giovani che dopo aver fatto l'escursus antinozionistico, preferirei post sessantotto-comunista, hanno una capacità professionale pari a poco più della quinta elementare di passata memoria, quella che insegnava le tabelline per intenderci. Prima di cointinuare ad offendere la scuola di Gentile dalla quale uscivano ragazzi che senza stage o corsi formativi (del c...o) entravano nel mondo del lavoro ed immediatamente erano produttivi e molto spesso imemdiatamente in carriera, sarebbe bene fare un bell'esame sul totale disastro odirno e toglierci quello spocchioso ideologismo perché la scuola di Gentile non ha fatto tanti fascisti anzi... Non sono per i rimpianti, ma sicuramente oggi la scuola è una cosa eufemisticamente penosa.

 
02/09/2013 - Miopia (enrico maranzana)

“Nelle nostre scuole generalmente manca un approccio laboratoriale alla materia, che permette una formazione basata sulle competenze”. Le competenze sono comportamenti; le competenze sono esibite quando si affronta un compito; le competenze si sostanziano di capacità o di abilità: nel primo caso siamo in ambiente educativo, nel secondo caso in ambiente addestrativo [CFR. art. 2 legge 53/2003]. Una traduzione di latino è un tipico caso di attività laboratoriale del primo tipo. Si tratta di un formidabile strumento per favorire l’acquisizione della metodologia della ricerca: chi traduce analizza, formula ipotesi, controlla, gestisce la retroazione. Attività sottili che la fretta, la superficialità e la materialità contemporanea non apprezzano.