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SCUOLA/ Non sarà un tablet a "dirci" perché lo usiamo...

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Ma di queste solo una richiede la nostra attenzione, le altre vanno avanti automaticamente o per abitudine. L'attenzione umana (a differenza di quella divina, probabilmente) è capace di concentrarsi su una sola cosa alla volta. Galileo diceva qualcosa di simile quando affermava che l'essere umano conosce come Dio intensivamente e non estensivamente. Di conseguenza cercare di condurre contemporaneamente più attività che richiedono la nostra attenzione non significa essere capaci di fare più cose contemporaneamente ma fare più cose "male". Si chiama "task switching", ed è parente prossimo dello zapping che tutti conosciamo.

Casati fornisce anche un'informazione che ci aiuta a capire come funziona il colonialismo digitale. L'espressione "nativi digitali" è stata resa popolare da un articolo di Marc Prensky del 2001. Ebbene, sapete che mestiere faceva nel 2001 il sig. Prensky? Lo psicologo? L'informatico? Il pedagogista? No, sviluppava videogiochi. Alla faccia del confilitto di interessi...

Un altro mito che Casati si preoccupa di decostruire è quello secondo il quale il web rappresenterebbe un'enorme riserva di conoscenza. Peccato che la conoscenza sia qualcosa di assai diverso dall'informazione, che il più delle volte l'utente della rete sia poco critico rispetto all'affidabilità dei siti da cui trae le informazioni e che la maggior parte della tecnologia digitale sia disegnata non per informare ma per coinvolgere emotivamente.

Non vado oltre nelle esemplificazioni per non negare al futuro lettore di Casati il piacere della scoperta di altri miti del mondo incantato del digitale. Mi soffermo su alcuni punti fondamentali dal punto di vista culturale.

Il mondo incantato del digitale si regge su un assunto che la filosofia dello scorso secolo ha più volte evidenziato quale principio fondamentale del mondo governato dalla Tecnica: "tutto ciò che si può fare, si deve fare". Se una nuova applicazione scientifica o un nuovo ritrovato tecnico ci mette in condizione di fare una cosa, questa cosa deve essere fatta. La mentalità comune pone gli educatori e i formatori continuamente di fronte a dati di fatto rappresentati da nuove tecnologie che, per il semplice fatto di esistere e di rendere possibile fare certe cose, acquisiscono la normatività di un imperativo morale, senza alcuna riflessione critica.

Il secondo assunto su cui si regge il mondo incantato di cui sopra è che lo strumento sia neutro. Ciò è falso in particolare quando in ballo c'è la comunicazione umana e i suoi media. Come già disse il grande Marshall McLuhan decenni fa: il medium è il messaggio. Mi spiego. Molte nuove tecnologie didattiche vengono introdotte nella scuola come strumenti neutri la cui efficacia dipende dal modo in cui sono usate. Esse invece modificano radicalmente l'ambiente comunicativo e di conseguenza il contesto educativo. 



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