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SCUOLA/ Le classi sono un inferno? E' colpa dei sindacati

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Invito tutti a sottoporre questi scenari ai giovani di loro conoscenza per accertarne la veridicità che però, almeno inconsciamente, è già nota a tutti.

Passo dopo passo la condizione della vita studentesca è diventata insopportabile, sia per gli alunni che per gli insegnanti. E non si vedono vie d'uscita. Anzi, di fronte al disimpegno di massa ed alla estinzione del "diabolico" alunno diligente, demonizzato per anni, continua a manifestarsi la tendenza all'aumento del curricolo. Questa tendenza nasce dal sindacalismo e dall'uso improprio dell'impiego statale come antidoto alla disoccupazione. Essa è fatale sul piano della condizione studentesca e perfino ormai della salute mentale dei giovani. 

Ci sarebbe la soluzione semplice, non costosa e anzi, portatrice di risparmi virtuosi, rispetto alla drammaticità della situazione. Propongo, allora, alcune semplici idee. Ridurre a 4 le ore di lezione quotidiana, per 5 giorni alla settimana col sabato libero. Sembra assurdo ma sarebbe un "Entrare in Europa", dove, quasi ovunque, è già così.

Le interrogazioni e le prove di verifica potrebbero essere scorporate dalle lezioni del mattino e posizionate in un pomeriggio dedicato. In tal modo le lezioni, riducibili a 45 minuti ciascuna, vedrebbero solo l'esposizione del docente, la conversazione e le esercitazioni di classe. I compiti e lo studio dovrebbero essere consigliati e non prescrittivi. Volendo andare ancora un po' oltre − ma non sarebbe inizialmente indispensabile −, le prove di verifica almeno una volta al quadrimestre dovrebbero essere di istituto, somministrate e corrette da insegnanti diversi dai titolari di classe.

La scuola dovrebbe essere aperta tutti i giorni della settimana dalla mattina al tardo pomeriggio per ospitare attività opzionali mirate, dal recupero all'intrattenimento, al lavoro di gruppo, allo studio individuale, al gioco, allo sport ed a innumerevoli iniziative legate al territorio.

Sarebbero strumenti organizzativi complessivamente a costo zero, anzi con effetti "risparmiosi" sul bilancio ma potenti come una brezza marina sul clima fetido della scuola.



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COMMENTI
29/09/2013 - Le scuole non funzionano? E' colpa dei presidi (Franco Labella)

Visto che il preside Bianchini inaugura il festival dei luoghi comuni, ne aggiungo uno anch'io. Se le scuole non funzionano è colpa dei presidi. Come Bianchini. Che costruisce un articolo privo della benchè minima problematicità. Se proprio la scuola fa male, chiudiamola. Ci sarà un pregio sicuramente in questa decisione. Avremo tolto la possibilità al preside Bianchini di scrivere un altro articolo come questo. Anche perché dopo la settimana corta perché mancano i soldi per il riscaldamento, questa della settimana corta per "entrare in Europa" mi mancava. Sarà un caso che queste idee piene di inventive provengono da un mondo politico di destra (Lega compresa) che ha l'allergia sindacale?

 
29/09/2013 - E' anche colpa dei sindacati (Piero Atzori)

Direi che le colpe sono diffuse, e i sindacati hanno le loro. A parte il titolo, condivido l'analisi. Anche le proposte di riorganizzazione sono ottime, valutazioni in un pomeriggio dedicato, in particolare. Ma ormai dispero e vorrei andarmene in pensione prima di subire il burnout. Nella scuola di oggi, non è pensabile, per la gran parte degli insegnanti, resistere in cattedra fino a 65 anni.