BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Il valore legale? Una "trappola" che aumenta la disoccupazione

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Perché, visti i dati (peraltro costanti) non si aggredisce il problema del valore legale? La risposta sta a mio avviso nell'equivoco in cui cadono coloro che ostinatamente continuano a difenderlo e che consiste nel pensare che attraverso il valore legale si raggiunga l'uguaglianza. 

Nulla di più sbagliato. Il principio che ispira il meccanismo del valore legale, infatti, è quello della "fede" pubblica. Siccome il singolo non ha gli strumenti adeguati per verificare se la persona che vuole esercitare una certa professione possiede effettivamente le competenze, allora lo Stato si assume tale compito allo scopo, appunto, di proteggere la collettività – diremmo oggi – dalle "asimmetrie" informative. Ed è proprio la ratio della protezione della fede pubblica che sta alla base della disciplina delle professioni "regolamentate" attraverso l'inserimento in Albi tenuti da Ordini e Collegi. 

L'uguaglianza del titolo attiene a tutt'altra logica, per cui compito dello Stato è quello di garantire che l'istruzione sia terreno di uguaglianza sostanziale: mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza e non, invece, secondo la logica del valore legale, assicurare gli stessi risultati. 

In altri termini, il valore legale inteso come da noi rischia di diventare un potente fattore di disuguaglianza poiché deprime i più bravi e sopravvaluta i meno bravi, creando per questi ultimi illusioni che poi si scontrano con le richieste del mondo del lavoro, e nei primi la disillusione di vivere in un sistema che non li premia. Non è un caso ma negli ultimi due anni la fuga dei cervelli, anziché diminuire, è aumentata. Quando ci decideremo ad affrontare il problema?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.