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SCUOLA/ "Una classe con tre italiani su 20? Ecco come ho fatto"

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L'anno scorso abbiamo studiato l'analisi logica. Per alcuni è stato sufficiente imparare a riconoscere soggetto, predicato e 3/5 principali complementi, altri hanno imparato a riconoscere i predicativi del soggetto e dell'oggetto. 

Per potenziare il lessico usiamo i giochi di parole, i ragazzi trascrivono le parole della "ghigliottina" (il gioco televisivo della Rai) e poi lo propongono ai compagni; scelgo alcune parti della Settimana Enigmistica: il "Bersaglio", svolto col mio aiuto, è perfetto a questo scopo.

Tutti hanno imparato a memoria alcune terzine dell'Inferno di Dante; alcuni hanno semplici conoscenze dell'argomento, altri hanno imparato a farne una qualche analisi del testo. 

Differenti per livello sono anche le interrogazioni. Prendiamo ad esempio l'età napoleonica. A chi proseguirà gli studi al liceo, o comunque per cinque anni, chiederò perché Foscolo e i patrioti italiani si sono sentiti traditi dal Bonaparte, mentre a chi è più in difficoltà quali battaglie ha combattuto, commentando immagini e schemi costruiti insieme.

Non ho seguito particolari corsi per insegnare in classi multiculturali, ho imparato guardando i ragazzi, le loro fatiche e i loro entusiasmi; cerco di guardare la realtà che ho di fronte, le mie classi, cercando di tenere presenti tutti i fattori che la compongono.

Sicuramente lo svolgimento del programma è laborioso, si lavora sempre programmando a breve termine, perché dipende da quello che i ragazzi imparano. Questo è legato non solo alla loro lingua di origine, ma anche alla loro storia personale, al fatto che, italiani o stranieri, sono adolescenti e vorrebbero una vita diversa: alcuni sicuramente non vorrebbero vivere qui e hanno il mito del loro paese dove "sicuramente si vive meglio", alcuni vorrebbero vivere con entrambi i genitori, alcuni vorrebbero i genitori "meno assillanti", altri "più presenti". 

Il cambiamento delle modalità comunicative portato dai nuovi strumenti a cui i miei ragazzi hanno accesso ha reso la mia comunicazione antiquata, così come, a volte, per me è di difficile comprensione il loro linguaggio.

Certo, mi piacerebbe molto essere aiutata: quest'anno, a causa di un dimensionamento, la nostra scuola ha perso anche il prezioso aiuto di un insegnante che teneva lezioni di prima alfabetizzazione per gruppi di livello agli alunni arrivati dall'estero. Ci vorrebbero mediatori culturali, perché qualche volta le nostre abitudini sono incomprensibili per i ragazzi che vengono da lontano, così come alcuni aspetti della loro cultura sconcertano i nostri studenti. 

Cerchiamo collaborazione con ogni associazione che possa offrire corsi di italiano agli stranieri, ritagliamo ore dal nostro orario di cattedra, ma non sempre è sufficiente. Non è semplice e lineare insegnare nella mia scuola, mi sembra sempre di non insegnare abbastanza a chi proseguirà gli studi e di non dare abbastanza attenzione a chi deve imparare da zero l'italiano.

Colleziono insuccessi, ma anche qualche successo: l'anno scorso la collega di sostegno ha effettuato un sondaggio tra gli alunni della mia seconda e quasi il 90 per cento alla domanda "la tua materia preferita?" ha risposto: "grammatica"! Peccato, in prima preferivano epica…



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COMMENTI
28/09/2013 - l'esperienza che illumina (lucia danioni)

la testimonianza della collega così viva, reale e appassionata, mi aiuta a ritornare in classe lunedì con uno spirito rinnovato. Ogni ragazzo che incontriamo è un mondo unico e irripetibile: stai a noi cogliere la bellezza di ciascuno che ci sollecita ad un impegno costante e ad una ricerca didattica sempre nuova.