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SCUOLA/ I nemici delle prove Invalsi e il malinteso delle "regole"

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Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)  Michelangelo, David (1501-04) (Infophoto)

La scuola peraltro opera – se così posso dire − una certa violenza di massa sui testi letterari imponendo il modello unico o delle tipologie testuali o della narratologia (come si vede dalle antologie in uso). In questo senso le prove Invalsi richiedono maggiore flessibilità interpretativa di certe "schede di lettura" delle antologie. Personalmente ritengo che lavorare sulle costanti formali dei testi impedisca di cogliere il loro carattere unico di oggetto reale, così che non c'è un soggetto sempre più autonomo di fronte a un oggetto sempre nuovo, ma un eterno minore dipendente da un apparato di regole fornito dall'esterno. Si tratta di un capovolgimento di metodo grave nel modello formativo, e contro il quale invece nessuno dice niente. 

Sono stati riconosciuti alcuni meriti indubbi delle prove Invalsi, come  l'aver riportato all'attenzione dei docenti gli aspetti linguistici e la grammatica, dopo un certo periodo di oblio. Infatti, diversamente dalle prove internazionali, nelle prove nazionali sono presenti aspetti lessicali e morfosintattici della comprensione (aspetti 1 e 4 del quadro di riferimento), e una sezione di grammatica saldamente mantenuta accanto alla comprensione. Le domande strettamente grammaticali in parte riguardano l'uso competente della lingua (per esempio il valore semantico di un prefisso, o le solidarietà lessicali); anche in domande che verificano l'apprendimento scolastico della grammatica è stata riconosciuta una certa innovatività, per il modo in cui le domande vengono poste, senza insistere su aspetti nomenclatori e di pura tassonomia. 

Un altro aspetto interessante è l'attenzione ai testi espositivi, rivelatisi particolarmente impegnativi perché hanno una struttura compositiva meno prevedibile dei testi narrativi. Sulla struttura logico-argomentativa dei testi si lavora  forse ancora troppo poco a scuola, e invece proprio questa dimensione andrebbe rinforzata. È utile conoscere certe caratteristiche intrinseche come la coesione, la coerenza e l'intenzionalità: andrebbero posti all'attenzione degli studenti, nell'insegnamento intenzionale, gli impliciti anche linguistici, i segnali di organizzazione del testo, i connettivi, la struttura logica anche non segnalata da connettivi, il potere strutturante della punteggiatura, le relazioni "retoriche" (es. problema-soluzione, categoria-esempio, tutto-parti, contrasto), la focalizzazione. Si tratta di fenomeni studiati da anni dalla linguistica testuale. Altrettanto interessante è prevedere il progressivo aumento nell'insegnamento linguistico di caratteristiche della lingua "medio-alta": strutture ipotattiche, frasi negative, gerarchia logico sintattica del periodo complesso, tra cui gli incisi che fanno perdere il filo ai nostri studenti ... Purtroppo, l'idea stessa della difficoltà è stata bandita per un dannoso buonismo: i libri di lettura dei bambini sono linguisticamente privi di "attrito", gli esercizi di grammatica sono poco sfidanti; del resto la grammatica viene insegnata per lo più secondo modelli che non portano alla crescita della padronanza. È dunque nel campo della formazione degli insegnanti che resta molto lavoro da fare.



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