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SCUOLA/ Il Rapporto Anfis: Tfa, 3 errori e un'occasione mancata

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Il ministero dell'Istruzione (Infophoto)  Il ministero dell'Istruzione (Infophoto)

In secondo luogo, si sono riscontrate forti le differenze fra le università, con atenei tempestivi e pronti nelle scelte e altri tardivi nelle decisioni e nelle azioni, anche se, come già detto, la sequenza delle disposizioni non ha certo aiutato. Il dato rivela la mancanza di una efficace cabina di regia che guidasse e orientasse i processi, evitando la disomogeneità nelle scelte.

In terzo luogo, risulta insufficiente e sottovalutato il ruolo della scuola nella gestione dei percorsi, attivato in ritardo e spesso ridotto a marginalità. Emergono, inoltre, dubbi sul rispetto delle disposizioni relative all’organo più importante del Tfa: il Consiglio di corso di tirocinio. Infine, la nomina oltremodo tardiva dei tutor coordinatori ha provocato pesanti ritardi nell'avvio dei tirocini nelle scuole, passaggio imprescindibile nella professionalizzazione dei docenti.

In buona sostanza, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un'occasione mancata. Per evitare la reiterazione degli errori sarebbe, quindi, necessario che chi deve assumere le decisioni relative alla prosecuzione dell’esperienza riflettesse con la necessaria attenzione sui dati di tendenza che il Rapporto fa emergere. Un segnale che non va, però, strumentalizzato poiché il danno sarebbe ancora più grave.

Per valutare il Tfa, infatti, è necessario allestirne una sua versione autenticamente "ordinaria", con tempi e modi di attuazione corretti e rispettosi del dettato e della ratio delle norme originarie. Solo a questa condizione rilevazionimisurazioni e valutazioni potranno consentire di prendere decisioni per eventuali modificherevisionirielaborazioni o se si debbano prospettare nuove soluzioni.

Il limite, che si denunciò al tempo dell’interruzione delle Ssis, di ritrovarsi punto e a capo, con qualcosa di non valutabile, perché non osservato e non confrontato con l’esperienza fatta, rischia, in assenza di dati obiettivi e approfonditi sul Tfa, di ripresentarsi in tutta la sua scivolosa superficialità. L’assenza di punti di riferimento costringe a ripartire ogni volta da quasi-zero, seguendo spinte fintamente innovative, non supportate dalla necessaria riflessione sull’esperienza, con l’effetto di non riuscire a mettere a sistema le esperienze migliori.

Un rischio, quello dei (finti) innovatori che si radica in barriere di matrice culturale e ideologica, ma che si alimenta principalmente della mancanza di dati obiettivi sui quali riflettere. Ora qualche dato su cui riflettere (forse) c'è.



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