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UNIVERSITA'/ Test d'accesso, iscrizioni e laurea: "dare i numeri" è molto facile

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Si potrebbero infine fare alcune considerazioni sui costi: a mio avviso, infatti, nel valutare la produttività del sistema di istruzione superiore, quel che conta non è il numero degli iscritti, ma il numero dei laureati.  L'Italia spende per il livello terziario lo 0,8 per cento del Pil (e l'1,7 per cento della spesa pubblica) contro una media dell'1,4 per cento dell'Europa a 21 paesi (dati Ocse 2013 relativi al 2010),  il valore più basso fra i paesi Ocse, e in dieci anni la spesa per l'istruzione superiore, a prezzi costanti, è passata da 100 a 103, mentre nei paesi Ue è passata da 100 a 138! Troppo poco: ma se in più questo misero investimento è "spalmato" su un numero di studenti di cui solo quattro su dieci si laureano, lo spreco raggiunge livelli intollerabili. In un lavoro del 1988 che, per quanto ne so, è rimasto unico, Mario Alì stimava che, alla Sapienza, in alcune facoltà si spendeva di più  per chi abbandonava che per i laureati! In un periodo in cui l'aumento dell'investimento in istruzione sembra impensabile, bisognerebbe quantomeno puntare su misure in grado di ridurre la dispersione, dall'orientamento al sostegno individuale per mezzo di tutor all'introduzione di limiti ai periodi di fuori corso.  

Il tema del "rifiuto dell'università" merita certamente considerazioni più articolate e complesse, ma mi auguro che questi primi sommari spunti di discussione contribuiscano ad avviare un dibattito che non si riduca semplicisticamente ad asserire che l'università italiana non figura nelle classifiche internazionali, ergo è pessima, ergo i ragazzi se ne vanno. Se è per quello, se ne vanno anche i ricercatori, evidentemente appetibili in un mercato del lavoro intellettuale sempre più globalizzato.  Sarebbe forse il caso di pensare ad una politica educativa organica, a  meno di non volere accettare quanto diceva Herbert Gintis alla fine degli anni 80, quando asseriva che i paesi del ricco Occidente sfruttavano gli investimenti dei paesi terzi, lasciando loro la spesa di qualificare i laureati, per poi assumerli senza costi di formazione…



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