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UNIVERSITA'/ Test d'accesso, iscrizioni e laurea: "dare i numeri" è molto facile

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È largamente presente in questi ultimi giorni sulla stampa il dibattito sulle iscrizioni all'università: da un lato, si sottolinea il positivo spostamento verso i corsi di laurea tecnico-scientifici, su cui l'Italia è sempre stata carente, ed è ben lontana dall'aver raggiunto gli obiettivi di Lisbona, ma dall'altro si lamenta la contrazione delle matricole, che nel 2003 hanno raggiunto la punta massima (338.036) per scendere in otto anni di quasi cinquantamila unità, e i dati di quest'anno non sembrano promettenti.   

Ritengo anch'io che, in generale,  il calo delle iscrizioni all'università sia un sintomo abbastanza preoccupante di perdita di fiducia nella capacità dell'istruzione superiore di funzionare come ascensore sociale, o più semplicemente come facilitatore per il reperimento di un posto di lavoro, ma mi sembra che questa idea sia riduttiva.

La prima considerazione che vorrei fare è relativa alla tipologia degli iscritti. Se distinguiamo fra studenti "tradizionali", che si iscrivono subito dopo il diploma, o comunque con pochi anni di attesa, vediamo che gli iscritti di età 18-21 anni sono diminuiti del 6,8% e nel 2011-12 sono risaliti, anche se di poco. Se invece consideriamo quelli che gli inglesi chiamano "studenti maturi", di 22 anni e più, che si iscrivono dopo un'interruzione, e sono più spesso lavoratori studenti, assistiamo ad un vero crollo: nel 2003  erano più del 20 per cento delle matricole, nel 2011 erano uno su dieci,  meno di 30mila, con un calo del 60%. Sembrerebbe quindi, in controtendenza con un fenomeno in crescita quasi dovunque a partire dalla metà degli anni 90, che l'università stia tornando ad  essere riservata ai suoi utenti più tradizionali. Mi chiedo: le matricole diminuiscono perché l'università tradizionale costituisce un modello superato di istruzione superiore, o per ragioni esterne al modello, ad esempio la concorrenza internazionale o la crisi economica, che ha innegabilmente ridotto le possibilità di spesa delle famiglie?

Le ragioni per affermare che il modello di università nato alla metà dell'Ottocento e già indebolito della diffusione dell'università "di massa" degli anni 60 abbia ricevuto un colpo decisivo dalla diffusione delle nuove tecnologie non mancano: in Italia le università telematiche sono in espansione, negli Stati Uniti e un po' dovunque nel mondo gli atenei più prestigiosi studiano modalità di utilizzo della Rete per raggiungere gli studenti con i Mooc (massive open online course) corsi tenuti a distanza da docenti qualificatissimi con l'aiuto di tutor. Uno sguardo alla situazione italiana mostra però che gli atenei telematici non sembrano aver sviluppato un modello didattico realmente innovativo, e la loro carta vincente è piuttosto l'estrema flessibilità e, in alcuni casi, un minor carico didattico per il superamento degli esami. 



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