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SCUOLA/ E' necessario il terremoto per ricominciare da capo?

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Una scuola tuttavia non vive di sole cose: aule, banchi, Lim, materiale didattico, ma vive soprattutto di progettualità e noi ci siamo dovuti reinventare, perché nel frattempo i bisogni erano cambiati. Nelle due frazioni tutti i luoghi pubblici come la biblioteca, la palestra, il centro giovani, ecc. non erano più fruibili per questo abbiamo organizzato progetti in orario extracurricolare, di pomeriggio, in modo che i bambini e i ragazzi soprattutto avessero un luogo dove andare.

La scuola, che nel passato si stava richiudendo in se stessa per mancanza di fondi e di iniziativa, si è aperta alle esigenze degli studenti. Abbiamo organizzato corsi di teatro, di chitarra, il coro della scuola, corsi di ceramica, corsi di inglese con madrelingua, attività sportive che hanno fatto sì che la scuola fosse aperta quasi tutti i pomeriggi e diventasse così un punto di riferimento per i ragazzi del paese, come non lo era prima del terremoto. Per far questo abbiamo pensato a una specie di lista di nozze di progetti che abbiamo messo sul sito e chiesto ai donatori di adottare, in parte o in toto secondo le loro disponibilità. E la cosa ha funzionato e sta ancora funzionando, perché molti dei progetti potranno continuare anche quest’anno. Non solo diverse associazioni del territorio nate dal terremoto hanno adottato i nostri progetti e stanno cercando di portarli avanti con noi: una di queste ha lanciato una sottoscrizione per il futuro laboratorio scientifico e un’altra per la nuova biblioteca di scuola.

Un’emergenza che abbiamo affrontato e che non pensavamo fosse così cruciale  è stato il sostegno psicologico ad alunni, genitori e docenti. Il disagio psicologico, una vera e propria sindrome post-traumatica da stress, nei mesi successivi al terremoto si è manifestata in modo eclatante e molteplici sono state le azioni che abbiamo messo in campo insieme all’Asl, ai servizi sociali. Tanto per fare un esempio solo nella piccola frazione di Rovereto s/Secchia, meno di duemila abitanti, sono state fatte 500 ore di incontri individuali di sostegno alla genitorialità e di sostegno agli alunni. Diversi docenti hanno seguito corsi appositi, finanziati grazie alle donazioni, per imparare ad affrontare con i bambini e i ragazzi queste problematiche.

Era infatti a scuola che il disagio si manifestava, o forse a scuola veniva semplicemente ascoltato, in particolare da parte degli adolescenti. Molti nuclei familiari hanno dovuto e devono coabitare sotto lo stesso tetto e questo ha destabilizzato i rapporti. 



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