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SCUOLA/ Conservatori, rivoluzionari, riformisti: 4 idee, un'unica sfida

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Il secondo filone è quello del "policentrismo formativo", in forza del quale non si tratta di creare "un'altra scuola", ma di costruire una rete di agenzie formative (scuola, formazione professionale, aziende), rispetto alla quale la scuola conserva il ruolo di filtro critico. Insomma: una posizione a metà tra quella radicale della descolarizzazione e quella conservatrice. Il terzo filone pensa ad una scuola nuova, costruita attorno a due principi fondamentali: la personalizzazione e la sussidiarietà. Puntare sui percorsi della persona e costruire un assetto istituzionale e amministrativo che li assecondi e li renda possibili. Nel principio di personalizzazione si fondono educazione e didattica, apprendimento e insegnamento.

Quasi tutti i saggi di questo libro si collocano nel terzo filone, fortemente ispirato dalla cultura pedagogica cattolico-personalista, di cui Chiosso è un esponente di punta. Il contributo di Perissinotto prende atto, sì, della rivoluzione digitale in corso, ma invita a continuare a puntare sul libro di carta, perché esso è un deposito critico permanente, che "fa paura, perché è fuoco che cova sotto la cenere". Anche se, poi, "il potere del libro è controllato da chi detiene il potere sugli altri media". Dopo aver invitato a distinguere tra e-bookipertesto e ipermedia, da una parte, e e-book reader, dall'altra – i primi sono il contenuto, il secondo è il supporto tecnologico – l'autore sostiene che il futuro del libro sta nell'ingresso nel mondo della "convergenza digitale". Un futuro che non riguarda tanto i contenuti, quanto quello delle conseguenze sociali, culturali ed economiche.

Le "mutazioni genetiche del libro", che sono analizzate in modo raffinato, richiedono che non si erigano barriere contro le novità, ma anche che si vigili affinché il libro continui ad essere "uno spazio per la centralità del testo scritto e, soprattutto, uno spazio di libertà". Più immediatamente vicino alle problematiche della didattica il contributo di Barbara Bruschi, dedicato a "Tecnologie e cultura digitale", che passa in rassegna le analisi di alcuni autori, da Prensky a Lévy a Jenkins, che parlano di "saggezza digitale", di "intelligenza collettiva", alludendo alle potenzialità culturali e socializzanti delle nuove tecnologie. Secondo l'autrice, "i sistemi tecnologici non tendono a impoverire le facoltà cognitive degli utenti, bensì a potenziarle". Tuttavia, per realizzare il passaggio dalla potenza all'atto, occorre praticare la Media Education, di cui protagonisti non possono essere solo i Millennium Learners, ma anche le loro famiglie e gli insegnanti. Le scuole, in effetti, continuano a riprodurre una distanza crescente tra le aspettative di partecipazione, condivisione, interazione dei soggetti, indotte dall'uso dei nuovi mezzi digitali, e il modello "dall'alto". Osserva la Bruschi che "insegnare ed educare ai tempi del digitale non significa ragionare circa quale tecnologia introdurre in classe, ma come riorganizzare i sistemi formativi, affinché siano in linea con le tecnologie attraverso cui le nuove generazioni producono significati". Al dibattito/scontro sul dilemma cultura/conoscenze e competenze sono dedicati i due contributi di Sergio Belardinelli e Claudio Gentili.



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COMMENTI
07/09/2013 - Come la tecnologia ha cambiato la nostra idea di (Daniele Prof Pauletto)

Come la tecnologia ha cambiato la nostra idea di 'conoscenza' . Ora "abbiamo un nuovo mezzo" per la distribuzione della conoscenza (David Weinberger *Università di Harvard) questo nuovo mezzo ha caratteristiche radicalmente differenti rispetto a quello precedente basato sui libri, perché non è fisico, ma digitale, un sistema collegato in rete, quasi senza limiti di conoscenza, sta trasformando il modo in cui noi imparano, questo comporta delle profonde implicazioni per il mondo dell'educazione e della formazione le scuole in primis. Ora, chiunque può pubblicare le informazioni, in qualunque momento, spesso non vi è alcun processo di valutazione, e l'informazione non deve essere necessariamente completa. Altri possono aggiungere ad essa, o il dibattito su di essa, questa conoscenza supplementare diventa anche parte dell'originale conoscenza, ciò comporta che il significato di quella informazione è qualcosa in continua evoluzione, non stabile e fisso come una pubblicazione su un libro. Si diffonde la Sharing Knowledge, la comprensione e conoscenza condivisa nel mondo digitale dove i Millennian occupano ampi spazi. Questo cambia completamente la dinamica della pubblicazione, mentre allo stesso tempo accelera il trasferimento di conoscenze. La velocità con cui le nuove conoscenze vanno on line ha contribuito ad accrescere il nostro senso di "Information Overload" .. Prof Daniele Pauletto (http://relazioninelweb.blogspot.it )