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SCUOLA/ Conservatori, rivoluzionari, riformisti: 4 idee, un'unica sfida

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I lettori de ilsussidiario.net sono assai informati al riguardo, avendo avuto la possibilità di leggere parecchi articoli delle "opposte tendenze". Belardinelli difende con ottime ragioni il primato della Bildung, della tradizione e dell'educazione, in nome del "carattere generativo" dell'educazione, mentre sul tema delle competenze condivide con un certo entusiasmo le posizioni di Giorgio Israel, che i lettori ddi queste pagine ben conoscono. In effetti, il famoso "apprendere ad apprendere", sganciato dall'apprendere qualcosa, diviene una specie di processus ad infinitum. Risponde Claudio Gentili, che ripercorre brevemente la storia del concetto di competenza fino ad approdare ad un concetto più largo e più comprensivo. Alla fine, la competenza è il sapere acquisito, che diventa sapere "agito", cioè trasformato in complesso di capacità, abilità, assunzione di responsabilità sociale e professionale. Dietro tale discussione si annida uno scontro reale tra modelli di scuola: quello tradizionale, di cui i conservatori − secondo la classificazione tracciata all'inizio da Chiosso – difendono l'essenza –, o per esempio il modello personalizzazione/sussidiarietà? Claudio Gentili propende con tutta evidenza per questo secondo.

Il terzo capitolo è tutto occupato dal contributo di Annamaria Poggi, costituzionalista, sulla vaexatissima quaestio: scuola statale, scuola pubblica, scuola paritaria. Il nodo della quale non è ancora stato davvero sciolto. La legge 62/2000 (legge Berlinguer) non è stata pienamente attuata, su un punto decisivo: quello dei finanziamenti. Così, mentre si stabilisce che le scuole private diventano, a determinate condizioni, scuole pubbliche, al pari di quelle statali – e pertanto si denominano "paritarie", tuttavia il finanziamento non segue automaticamente, come accade per quelle statali, ma viene deciso di anno in anno, "facoltativamente". Annamaria Poggi compie un lungo e dotto excursus, dalla Costituente fino ai nostri giorni, la cui conclusione è che la clausola "senza oneri per lo Stato" "risulta assolutamente eccentrica e asimmetrica rispetto al quadro costituzionale nel suo complesso". Più regola che principio, la clausola dovrebbe essere interpretata alla luce dell'intero quadro storico evolutivo. Il che tuttavia è al momento ancora impedito da forti "pre-comprensioni ideologiche".

L'ultimo tema, quello dell'identità e delle differenze, è trattato da Milena Santerini in termini di antropologia culturale e da Costantino Esposito in termini più teoretici. Sulla scorta del filosofo francese Jullien, la Santerini invita a tenere distinte, in sede di concettualizzazione, le tre categorie fondanti della pluralità: l'universale – il lascito prescrittivo della tradizione classica − l'uniforme – la tentazione della globalizzazione dei consumi − il comune – la dimensione dell'appartenenza ad una comune umanità e ad un comune destino. Quest'ultima è la categoria centrale, in cui s'incrociano le altre due, ossia il terreno reale della scuola quotidiana, dove si affrontano le differenti culture che ormai occupano lo spazio pubblico della scuola. È merito del pensiero relativista quello di aver segnalato la pari dignità delle culture, anche se un conto è la relatività e un altro la sua ideologizzazione relativistica. 



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COMMENTI
07/09/2013 - Come la tecnologia ha cambiato la nostra idea di (Daniele Prof Pauletto)

Come la tecnologia ha cambiato la nostra idea di 'conoscenza' . Ora "abbiamo un nuovo mezzo" per la distribuzione della conoscenza (David Weinberger *Università di Harvard) questo nuovo mezzo ha caratteristiche radicalmente differenti rispetto a quello precedente basato sui libri, perché non è fisico, ma digitale, un sistema collegato in rete, quasi senza limiti di conoscenza, sta trasformando il modo in cui noi imparano, questo comporta delle profonde implicazioni per il mondo dell'educazione e della formazione le scuole in primis. Ora, chiunque può pubblicare le informazioni, in qualunque momento, spesso non vi è alcun processo di valutazione, e l'informazione non deve essere necessariamente completa. Altri possono aggiungere ad essa, o il dibattito su di essa, questa conoscenza supplementare diventa anche parte dell'originale conoscenza, ciò comporta che il significato di quella informazione è qualcosa in continua evoluzione, non stabile e fisso come una pubblicazione su un libro. Si diffonde la Sharing Knowledge, la comprensione e conoscenza condivisa nel mondo digitale dove i Millennian occupano ampi spazi. Questo cambia completamente la dinamica della pubblicazione, mentre allo stesso tempo accelera il trasferimento di conoscenze. La velocità con cui le nuove conoscenze vanno on line ha contribuito ad accrescere il nostro senso di "Information Overload" .. Prof Daniele Pauletto (http://relazioninelweb.blogspot.it )