BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se marocchini, albanesi e rumeni "sgombrano" le nostre classi

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Bambini italiani in minoranza: in prima elementare si sarebbero ritrovati in 7 insieme a 14 compagni provenienti in gran parte dal continente africano, per lo più marocchini, con qualche albanese e rumeno. Il caso accaduto in una scuola del Bergamasco - a Costa Volpino - è riferito al condizionale in quanto i genitori italiani hanno ritirato i propri figli iscrivendoli in altre scuole del circondario, in altre frazioni o altri comuni. No comment. Anche il dirigente dell'istituto comprensivo Umberto Volpi, nonostante la lunga esperienza - 40 anni nella scuola - non ha nulla da dire, prende atto senza una reazione, senza esternare un interrogativo, analisi o proposte. Il nostro non sembra un tempo per battaglie ideali, anche la crisi a volte sembra accentuare una debolezza di pensiero e di aspirazioni che lascia spazio a soluzioni individualistiche che aggirano i problemi nell'illusione di semplificarli.

Ma prima di lanciare giudizi dividendo il mondo in "buoni" e "cattivi", erigendo muri fra illuminate coscienze propense all'accoglienza e all'integrazione e mentalità malate di mediocrità e razzismo, caliamoci nella realtà. Mi è capitato di entrare in una classe di scuola elementare e la scena era questa: la maestra non poteva comunicare contemporaneamente con tutti i bambini, non tutti infatti comprendevano l'italiano e tanto meno lo parlavano. Animata da gran buona volontà oltre che da straordinario equilibrio psicologico, si destreggiava sfogliando il vocabolario di turco, passando poi a quello di albanese e tentando di parlare a gesti con il bambino cinese inserito a metà dell'anno scolastico. Nel generale trambusto, aveva anche sott'occhio le fragilità dell'alunno che non aveva accettato la separazione dei genitori e lo dimostrava sferrando pugni ai compagni, o di quello chiuso in se stesso abituato a stare interi pomeriggi davanti a uno schermo…

Doveva al contempo affrontare - così aveva riferito dopo il suono della campana - la protesta del padre pronto a lamentare un rallentamento nel programma di suo figlio sistematicamente confrontato con il coetaneo vicino di casa. "Ci avevano promesso un mediatore culturale, qualcuno che facesse da interprete, ma finora non si è visto nessuno… la situazione è ingestibile" era stato il suo sfogo inghiottito insieme al respiro affannato. 

Questo genere di situazioni, questa "emergenza" complessiva e strutturale, palpabile e in molte scuole protratta nel tempo, ha lasciato un segno, approfondito solchi di incomprensione e di rifiuto del diverso, ha in troppi casi acuito la percezione di inadeguatezza e disfunzione alimentando una mentalità di sfiducia e pregiudizio. I genitori vivono un disorientamento non del tutto ingiustificato, si sentono sopraffati dal timore che i loro figli - in contesti particolarmente problematici - possano essere a disagio, non adeguatamente seguiti dal punto di vista educativo e didattico.



  PAG. SUCC. >