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SCUOLA/ È "figlia" di un congresso del Pci del 1945

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Palmiro Togliatti (1893-1964) (Immagine d'archivio)  Palmiro Togliatti (1893-1964) (Immagine d'archivio)

"Stiamo attenti, compagni; le grandi catastrofi come quella che ha colpito l'Italia e l'Europa, le grandi catastrofi tendono a portare in basso l'umanità; facciamo in modo di non aiutarla questa discesa che oggi sarebbe un precipizio. Oggi c'è chi crede che siamo ad una nuova epoca di cultura; io direi in un nuovo ciclo di civiltà (civiltà è il termine preciso, giusto, che nel suo Rapporto ha adoperato il compagno Togliatti). Il progresso miracoloso della tecnica negli strumenti di lavoro e di produzione ha enormemente abbreviato il limite di trapasso dalla civiltà capitalistica verso la nuova civiltà socialistica; un trapasso che porterà un nuovo ordine giuridico e morale del mondo. Ma civiltà diversa non vuol dire umanità diversa e non vuol dire cultura diversa; la storia non è nuova a questi grandi cicli che hanno tramutato la struttura economica, politica e sociale delle genti senza naturalmente tramutarne la struttura intellettuale e spirituale: da Pitagora siamo passati a Copernico, a Newton, a Galilei, dagli atomisti della Grecia siamo passati alla bomba atomica; dai drammi di Eschilo siamo passati a Shakespeare, la più grande opera della poesia umana; dal romanzo medievale siamo passati ai romanzi moderni di Francia, di Russia, di Germania, di America restando nello stesso corso infinitamente progressivo di indagine scientifica e di creazione artistica. Noi stiamo subendo l'abbaglio della tecnica e l'incanto del motore; c'è chi crede che il mondo sia tutto trasformato e rimutato dalla tecnica, solo perché il motore domina nel meccanismo esteriore della nostra esistenza, perché le distanze sono enormemente abbreviate e quasi scomparse, perché la terra è rimpicciolita ai sensi dei mortali, perché poderose braccia metalliche sono mosse in un crescente vortice di produzione da esili dita, dalle piccole braccia dell'uomo esperto; ma quest'uomo esperto, quest'uomo mortale, questa cosa da nulla, come diceva di Ulisse il ciclope Polifemo, resta il massimo miracolo della terra non solo attraverso le scoperte della meccanica e della fisica, ma anche e più attraverso l'attività e le creazioni dell'intelletto e dello spirito [sottolineatura nostra]. Ho sentito dire che la scuola deve formare l'uomo moderno; io non so che cosa sia quest'uomo moderno. La scuola deve formare l'uomo capace di guardare dentro di sé e attorno a sé; a formare l'uomo moderno provvederanno i tempi in cui egli è nato. Ogni uomo è moderno nell'epoca in cui vive. Passati i limiti della scuola obbligatoria, giunti sulle soglie della scuola specializzata, della scuola professionale, della scuola media superiore, si deve iniziare l'opera salutare di selezione che Quintino Sella, il vecchio statista piemontese, auspicava senza vederne i modi e la possibilità di attuazione, quest'opera di selezione la quale deve consistere nel dirigere e nell'avviare tutte le attitudini e le capacità dei singoli individui verso quelle vie in cui possono più degnamente operare e progredire. Selezionare non vuol dire costituire la folla degli umiliati e dei reietti, vuol dire disperdere la folla degli spostati e per spostati intendo semplicemente coloro ai quali le facoltà naturali indicano altre strade degnissime di opera e di profitti che non siano quelle delle scuole superiori". 



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