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SCUOLA/ Troppa teoria "disorienta" i 15enni

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È necessario indagare senza pregiudizi (e quindi ragionare sulle conseguenti misure necessarie) su di un sistema scolastico che non prevede più da molti anni una seria preparazione al lavoro giovanile, a partire proprio dai 15enni. Un sistema scolastico dove l'attività teorica (e le conseguenti discipline) copre il 75% dell'orario settimanale, provocando così e per questo sempre più abbandono scolastico e quindi disoccupazione giovanile. Se dunque il permanere ad alti livelli della dispersione si focalizza nell'istruzione professionale e tecnica, solo una seria modifica di questo sistema di preparazione al lavoro, a cominciare dall'apprendistato dei 15enni, potrà seriamente invertire la tendenza, come la tradizione tedesca dimostra.

Senza nulla togliere ai problemi di spesa per l'istruzione in Italia (dove alla fin fine gli investimenti seri debbono ancora cominciare), le ricerche Ocse mostrano che la semplice relazione quantitativa tra aumento degli investimenti e riuscita scolastica non è assolutamente automatica. Aumentare le materie di studio (come si sta facendo in modo folle proprio nell'istruzione professionale e tecnica e proprio nell'età tra i 14 ed i 16 anni), aumentare le ore di permanenza a scuola (come prevede lo stanziamento per la dispersione dell'ultima legge sulla scuola) non riduce la dispersione, ma prolunga il parcheggio, rafforza la noia, sistema la coscienza e rimanda il problema.

Ben diverse invece sono, come rapidamente accennato, i percorsi da seguire, cominciando ad imparare dai sistemi che l'hanno evidentemente affrontato con maggiore esito. Non a caso anche la Spagna ha dal 2013 iniziato questo cammino.

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COMMENTI
15/01/2014 - Impariamo dagli altri (Giovanni Moscatelli)

Anche il Corriere di oggi, 14 gennaio, commentando il rapporto McKinsey condotto su 8 paesi UE, ribadisce che una lacuna fondamentale della scuola italiana è quella di dare ai giovani delle competenze che non rispondono alle richieste dei potenziali datori di lavoro. E il fatto che in Italia non ci si decida a realizzare una formazione professionale vera e seria che sfrutti l’alternanza scuola-lavoro è una delle ragioni fondamentali del gap tra il nostro paese e altri della zona UE che invece hanno deciso radicali riforme in questo senso. Quindi, come sostiene giustamente Roberto Pellegatta, “occorre indagare con attenzione il legame tra la riduzione della dispersione scolastica e il sistema formativo”: dove è chiaro che il problema reale è la non adeguatezza del sistema formativo. Gli esempi positivi in Europa non mancano: basta imparare da loro.

 
11/01/2014 - Disaffezione non disorientamento (enrico maranzana)

“Bisogna indagare senza pregiudizi” .. bisogna indagare su tutto e su tutti .. bisogna leggere la realtà scolastica da tutti i punti di vista. La dispersione scolastica ha una precisa origine: il disinteresse per il conoscere che gli alunni manifestano a partire dagli ultimi anni della scuola primaria, quando irrompe l’insegnamento disciplinare, quando l’insegnamento cattedratico sostituisce quello per competenze, quando l’insegnamento si incardina sulla conoscenza e non più sulle capacità dei giovani, quando la richiesta è: adeguati, quando la didattica ascendente è sostituita da quella discendente. Se l’indagine fosse compiuta senza pregiudizi e comprendesse anche la gestione del servizio educativo, emergerebbe la domanda: perché i programmi della scuola media del 1979 non sono mai stati applicati?

RISPOSTA:

Troppo comodo scaricare la causa della dispersione, o meglio della disaffezione alla scuola sul disinteresse degli alunni. Questo ha come prevalente origine (certo non unica ma prevalente) il disinteresse degli adulti che hanno di fronte. E tra questi anche quelli "lontani" che in politica o in burocrazia non hanno alcun interesse per i ragazzi (salvo riempirsene la bocca nei convegni…). RP