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SCUOLA/ Imu e Tares, comincia il "funerale" delle paritarie

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C'è poi la Tares, che produce un'inaccettabile distinzione tra "figli e figliastri", dato che il tributo della paritaria viene calcolato a metro quadro della struttura, mentre quello della statale a bambino iscritto. Come se gli alunni dell'una per definizione sporcassero più di quelli dell'altra…  Pochi sanno, tra l'altro, che l'art. 33 bis del decreto legge n. 248 del 2007, convertito nella legge 31/08, prevede che per lo svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti delle istituzioni scolastiche statali, il ministero dell'Istruzione provvede dall'anno 2008 a corrispondere direttamente ai Comuni la somma annua di quasi 39milioni di euro quale importo forfetario complessivo per lo svolgimento del servizio. Insomma, con i soldi di tutti i contribuenti − compresi quelli i cui figli frequentano le scuole non statali − il Miur paga lo smaltimento dei rifiuti per le scuole statali, mentre per le scuole paritarie nulla. Anzi, meno che nulla, dato che, come già detto sopra, esiste una disparità penalizzante persino nel calcolo dell'importo dovuto.  

Che parità è mai questa? E cosa ci si può aspettare per il futuro? 

Se sulla questione dell'Imu c'è la certezza dell'impegno assiduo di alcuni (come per esempio il sottosegretario Toccafondi) e della sensibilità dello stesso premier Letta a favore di una favorevole soluzione del caso, per la Tares occorrerà sperare nella lungimiranza delle amministrazioni comunali, confidando che non facciano invece come il sindaco Pisapia a Milano, che ha inviato cartelle esattoriali per la Tares addirittura decuplicate e si accinge a tagliare il contributo alle paritarie comunali dell'infanzia…

Ai Pisapia, agli altri sindaci e a tutti quelli che ancora si muovono in questa direzione, vogliamo ricordare che, al di là della doverosa salvaguardia del valore della libertà di scelta educativa, la scuola paritaria conviene: ogni posto tagliato nella paritaria si trasforma infatti in un posto nella scuola comunale o statale, ma a costi estremamente più alti per l'amministrazione, periferica o centrale che sia. Spararsi sui piedi è sempre possibile, ma ciò non significa che sia intelligente.



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COMMENTI
13/01/2014 - Ma chi ha sbagliato? (Luigi PATRINI)

In Italia ci saranno tanti che ragionano su basi ideologiche, certo, ma i cattolici - che non dovrebbero essere legati all'ideologia, ma alla ragione (la libertà di educazione è fondamentale) e al buon senso (quanto risparmierebbe lo Stato se, pur con gradualità, cedesse alla Società, cioè a chi la scuola la sa fare perché "ci tiene", la possibilità concreta di sviluppare il sistema delle "scuole libere"? Per fare i conti non ci vuole molto: basta fare qualche semplice operazione di matematica, moltiplicando il costo per alunno per il numero degli alunni da lasciare "liberi", offrendo un incentivo finanziario - o fiscale - alle loro famiglie!), ma i cattolici - dicevo - dove sono andati a nascondersi? E i "laici devoti", che pure hanno talvolta brillato per la loro sana laicità, dove sono finiti? Eppure, quando Luigi Berlinguer - con i voti anche del CDU di Buttiglione - fece approvare la legge istitutiva del Sistema Scolastico Paritario (legge 62/2000) avevo scritto a Berlinguer per ringraziarlo di aver messo in moto - lui legato ad una concezione statalista - un meccanismo che avrebbe portato all'implosione della scuola statale. Ma chi ha sbagliato? I laicisti o i cattolici insieme ai laici devoti?