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SCUOLA/ Liceo di 4 anni, perché Renzi non si "iscrive"?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Alcuni erano di pedagogia della scuola. Per esempio, la compressione efficientisitica degli apprendimenti in un'età come la fanciullezza e la preadolescenza, al contrario bisognosa di tempi ed attività educativo-didattiche distese e, soprattutto, molto personalizzate; lo scolasticismo intrinseco ad un intero ordinamento programmaticamente pensato come in sé capace di essere professionalizzante senza mai, però, di fatto, far incontrare ai giovani il lavoro, la professione, le competenze specifiche come straordinari giacimenti educativi e culturali da cui attingere anche per la formazione generale della persona; l'eccessiva separazione, per di più percepibilmente gerarchica, tra obbligo di istruzione nella scuola (scuola di base più biennio secondario) e obbligo formativo destinato ai falliti o ai disadattati della scuola; il ribadito messaggio sul privilegio dell'università rispetto ad un visibile e strategico rafforzamento della formazione professionale che, partendo da quella secondaria, potesse giungere, con percorsi graduali e continui, a quella superiore, fino ai 21-23 anni; oppure ancora lo svilimento del valore educativo, culturale e didattico dell'apprendistato, escluso non solo dall'obbligo di istruzione, ma nemmeno contemplato, dopo di esso, come possibile percorso autonomo in vista dell'acquisizione dei titoli di studio secondari e superiori in assetto lavorativo. 

Altri motivi di critica erano politici (i mugugni si sprecarono nella stessa maggioranza di governo) e altri ancora erano sindacali (Berlinguer perse addirittura il posto per la vicenda del famoso "concorsone" che intendeva, attraverso la − a dire il vero − risibile formula di quiz pedagogici e didattici, reintrodurre il vecchio "merito distinto" nella carriera dei docenti; ma si comprese subito che la dura reazione sindacale al "concorsone" era obliqua: serviva più per colpire una riforma ordinamentale, la quale, nonostante l'allineamento della Cgil, non era stata digerita dalla base e dagli altri sindacati, che per respingere il significato, se non proprio le modalità, del concorsone). 

Il "motivo dei motivi" dell'inattuazione dell'ordinamento Berlinguer, tuttavia, fu una non ideologica consapevolezza dei gravi problemi congiunturali provocati dalla cosiddetta "onda anomala" che si sarebbe venuta a determinare con l'abbassamento da 8 a 7 anni dell'istruzione di base: ovvero dalla contemporanea sovrapposizione di due leve scolastiche. Per sette anni, infatti, sarebbe stato necessario avere a disposizione molte più aule scolastiche e molti più trasporti, mense e, nondimeno, personale docente, ma sapendo dall'inizio che, alla fine del processo attuativo, non solo questo potenziamento non sarebbe più servito, ma addirittura, visti gli andamenti demografici, si doveva ulteriormente sgonfiare il numero iniziale di partenza. Senza pensare, inoltre, che, se il personale aggiuntivo si poteva reclutare in tempi brevi, non altrettanto si poteva prefigurare per l'edilizia scolastica e l'insieme della logistica. 



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