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SCUOLA/ Liceo di 4 anni, perché Renzi non si "iscrive"?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Con i decreti ministeriali firmati il 5 novembre 2013, il ministro dell'Istruzione on. Maria Chiara Carrozza ha autorizzato la sperimentazione del liceo di 4 anni a partire dall'anno scolastico 2014-2015 in quattro istituti di istruzione secondaria statali (il Majorana di Brindisi, il Tosi di Busto Arsizio, l'Anti di Verona e il Flacco di Bari), nonché in tre istituti paritari (Carli di Brescia, il collegio San Carlo di Milano e l'Olga Fiorini di Busto Arsizio). Potrebbero essere presto coinvolte nella sperimentazione anche alcune altre scuole della Campania (si parla dei Licei Garibaldi e Sannizzarro di Napoli e dell'Istituto Telesio di Benevento). 

La sperimentazione ha rilanciato il dibattito sull'opportunità di ridurre da 13 a 12 gli anni di studio necessari per l'accesso all'università - come accade ormai nella maggior parte dei paesi che prevedono, tra l'altro, non 12, ma addirittura 11 e, in qualche caso, perfino 10 anni di scuola per accedere non all'università, ma ai corsi della formazione professionale superiore paralleli all'università, purtroppo da noi quasi inesistenti, ma all'estero molto sviluppati  e anche parecchio frequentati. Con la conseguenza di un paradosso da decenni documentato dalle statistiche Ocse o Eurostat: l'Italia, rispetto agli altri paesi avanzati,  può vantare una percentuale molto bassa di giovani con un titolo di studio superiore; in compenso, però, ha la percentuale più alta di venti-ventiquattrenni ancora in università.  

1. La legge Berlinguer (2000) - La sperimentazione menzionata ha "rilanciato il dibattito" sulla diminuzione degli anni di studio per accedere all'esame di Stato perché una prima ipotesi in questo senso era stata avanzata, tra il 1997 e il 2000, dal ministro della Pubblica istruzione on. Luigi Berlinguer. L'ipotesi, come è noto, divenne ordinamento con la legge 10 febbraio 2000, n. 30 (GU 23 febbraio 2000, n. 44). 

La legge raggiungeva l'obiettivo dei 12 anni di studi pre universitari, prevedendo una scuola di base di sette anni che unificasse e riducesse di un anno l'allora ancora denominata "scuola elementare" quinquennale e la tradizionale scuola secondaria di I grado triennale; articolava, poi, in un biennio unitario obbligatorio e in un successivo triennio non obbligatorio tutti i percorsi della scuola secondaria, chiamati licei. In questo contesto panlicealista, si assimilava l'intera istruzione tecnica e professionale al liceo tecnico-tecnologico, ancorché provvisto all'interno di numerosi indirizzi. 

La legge, abrogata formalmente dalla legge delega Moratti nel 2003, non entrò mai in vigore e fu respinta nei suoi contenuti per tanti motivi. 



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