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SCUOLA/ Pantaleo (Cgil): "liberalizzare" i docenti? Vuol dire meno diritti

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Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil (Infophoto)  Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil (Infophoto)

Il secondo punto di premessa riguarda l'idea di scuola alla quale il contratto deve essere collegato: per la Flc è la scuola della Costituzione, vale a dire la scuola inclusiva e democratica che deve dare pari opportunità a tutti. Lo sottolineaiamo: in netta contrapposizione all'idea gerarchica, autoritaria e selettiva che ha caratterizzato le politiche scolastiche dell'ex ministro Gelmini.

Sui contenuti poi riteniamo che sia necessario dare risposte sotto due punti di vista. In primis occorre rispondere all'emergenza salariale che è un dato di fatto incontestabile e riguarda tutto il personale. In secondo luogo si deve leggere contrattualmente la complessità del lavoro e della professionalità. In questo senso, per quanto riguarda il personale docente noi parliamo di valorizzazione professionale diffusa. La valorizzazione professionale e la conservazione delle progressioni economiche di anzianità sono due punti non antitetici, che possono coesistere, così come avviene diffusamente anche in Europa.

Rifuggiamo invece da quelle ipotesi di premialità selettiva individuale che nulla hanno a che fare con la natura essenzialmente collegiale e collettiva del lavoro. Segnaliamo a tal proposito, per dovere di cronaca, la sperimentazione Gelmini denominata Valorizza, caratterizzata dalla premialità del merito individuale, rigettata prima dal personale e poi miseramente fallita. Per queste ragioni non ci convince affatto la proposta di Foschi avanzata su queste pagine. La liberalizzazione della professione docente richiama esattamente quell'idea individualista del lavoro nella scuola che ci sembra molto distante dal contesto, così come rappresenta un elemento di ulteriore indebolimento dei diritti dei lavoratori. Infatti la liberalizzazione della professione docente, così come viene descritta seppur brevemente da Foschi, presuppone uno stato giuridico completamente diverso, con un rapporto di lavoro che non può essere dipendente, ma appunto libero-professionale, quindi con meno tutele e meno diritti.

Crediamo francamente che non sia questa la strada, e a dir la verità neppure un tema che parla alle priorità della scuola e dei suoi lavoratori. La ragionevolezza impone che in questa fase tutti, non solo le organizzazioni sindacali che lo fanno da tempo, richiamino la politica ad un serio piano di investimenti sulla scuola e su chi vi lavora: ciò è assolutamente prioritario per dare un futuro ed una prospettiva ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese.



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COMMENTI
18/01/2014 - L'indeterminatezza del lavoro dei docenti (enrico maranzana)

Il problema di fondo non riguarda gli investimenti ma la “lettura contrattuale della complessità del lavoro e della professionalità” dei docenti. Questo è il punto debole del sindacato scuola che legge la realtà scolastica dimenticando la centralità della dottrina organizzativa e fraintendendo lo spirito della legge. Una tematica sviluppata in “L’inadeguatezza culturale dei sindacati scuola”, visibile in rete. Non è sufficiente asserire: “Chi lavora nella scuola è un elemento fondamentale ..” è necessario elaborare il “mansionario” degli operatori scolastici. Un esempio: l’assenza del sindacato ha consentito la sterilizzazione della certificazione della qualità che, invece di focalizzare le procedure indicate nella legge, ha introdotto formalismi inutili e demotivanti. Dalla capacità delle scuole di progettare percorsi che rispondono alle esigenze formative e educative dei giovani deriva la riqualificazione del lavoro docente e la credibilità dell’istituzione.