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SCUOLA/ Pantaleo (Cgil): "liberalizzare" i docenti? Vuol dire meno diritti

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Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil (Infophoto)  Domenico Pantaleo, segretario Flc Cgil (Infophoto)

La vicenda del recupero delle somme legittimamente percepite dai lavoratori della scuola a seguito della maturazione degli scatti di anzianità nel 2013, ha messo in evidenza uno degli effetti delle politiche inique ed ingiuste messe in campo nei confronti dei lavoratori della scuola ed in generale del pubblico impiego. 

Il blocco dei contratti e il congelamento dei salari e degli scatti di anzianità previsto da Tremonti nel 2010 e poi prorogato dal Governo Letta nell'ottobre scorso ha avuto come risultato un impoverimento complessivo del personale della scuola. Per la Flc-Cgil è inaccettabile che a fronte di un aumento dei carichi di lavoro determinati dai tagli agli organici e dalle modifiche ordinamentali degli ultimi cinque anni, gli insegnanti e il personale Ata abbiano dovuto subire una ulteriore penalizzazione: il blocco dell'unico meccanismo di carriera previsto dal contratto di lavoro. 

Non ci convince affatto, poi, la soluzione trovata in sede negoziale per la restituzione dell'anzianità 2011: la rinunzia dei lavoratori ad oltre il 25% di salario accessorio per autofinanziare gli scatti di anzianità secondo una logica di cannibalizzazione interna delle risorse. Salario accessorio che costituisce il fondo per il miglioramento dell'offerta formativa, vale a dire quelle risorse che devono sostenere la programmazione e la progettazione delle attività necessarie a rispondere ai bisogni degli alunni e delle comunità. 

Se, come ci è stato informalmente anticipato, gli scatti di anzianità 2012 dovranno per la seconda volta essere pagati dai lavoratori, la Flc sarà indisponibile a sottoscrivere una soluzione di questa natura che pesa sia economicamente che in termini di aggravio dei carichi di lavoro, ancora una volta sul personale docente e Ata. Chiediamo che si trovino risorse aggiuntive per questa partita e per il rinnovo sia economico che normativo dei contratti di lavoro: questa a nostro parere è una vera e propria priorità. Solo in sede di rinnovo contrattuale si possono trovare le soluzioni che salvaguardino le percorrenze economiche legate all'anzianità e meccanismi che prevedano la valorizzazione professionale del personale.

La Flc-Cgil fin dal lontano 2009 ha presentato una sua proposta in tal senso e nel mese di dicembre ha licenziato nel proprio comitato direttivo le linee guida per il rinnovo dei contratti nei comparti della conoscenza.

La nostra riflessione si dipana da due punti di premessa, oltre che dalla convinzione che investire nella scuola e in chi vi lavora sia un elemento fondamentale per la ripresa del paese e per lo sviluppo economico e per i diritti di cittadinanza.

In primo luogo occorre tenere insieme il tema della tutela dei diritti e della salvaguardia delle retribuzioni con il tema della qualità: un buon contratto cioè deve servire anche per innalzare la qualità della scuola. 



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COMMENTI
18/01/2014 - L'indeterminatezza del lavoro dei docenti (enrico maranzana)

Il problema di fondo non riguarda gli investimenti ma la “lettura contrattuale della complessità del lavoro e della professionalità” dei docenti. Questo è il punto debole del sindacato scuola che legge la realtà scolastica dimenticando la centralità della dottrina organizzativa e fraintendendo lo spirito della legge. Una tematica sviluppata in “L’inadeguatezza culturale dei sindacati scuola”, visibile in rete. Non è sufficiente asserire: “Chi lavora nella scuola è un elemento fondamentale ..” è necessario elaborare il “mansionario” degli operatori scolastici. Un esempio: l’assenza del sindacato ha consentito la sterilizzazione della certificazione della qualità che, invece di focalizzare le procedure indicate nella legge, ha introdotto formalismi inutili e demotivanti. Dalla capacità delle scuole di progettare percorsi che rispondono alle esigenze formative e educative dei giovani deriva la riqualificazione del lavoro docente e la credibilità dell’istituzione.