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SCUOLA/ "Qui riposa il liceo classico". Firmato, i gentiliani di sinistra

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Elio Vittorini (1908-1966) (lombardiabeniculturali.it)  Elio Vittorini (1908-1966) (lombardiabeniculturali.it)

"E se è vero che la società ha per ora bisogno di limitare, selezionando, la formazione degli specializzati tecnici, cioè dei suoi quadri, non è meno vero ch'essa ha sempre più bisogno, se vuole essere sempre più civile, di togliere ostacoli e impedimenti nella possibilità per gli uomini di diventare soggetti di cultura e di coscienza. È nell'interesse della produzione, che non tutti siano ingegneri, medici, professori od operai specializzati, e che vi sia un gran numero di manovali dell'industria o di manovali dell'agricoltura. Ma è nell'interesse della civiltà che anche il più umile lavoratore manuale si trovi, di fronte ai libri, di fronte alle opere di arte, di fronte al pensiero scientifico e filosofico, di fronte alle ideologie politiche, di fronte ad ogni ricerca e ad ogni esperimento della cultura, nelle stesse condizioni di assimilabilità in cui funzionalmente si trova l'ingegnere, il medico o il professore. Che poi, trovandosi tutti nelle stesse condizioni di assimilabilità culturale, una gran parte rimanga disposta a non specializzarsi e a svolgere un lavoro puramente manuale, dipende solo dal grado effettivo di dignità che nell'organizzazione sociale si saprà riconoscere anche al più umile lavoro manuale, e dal fatto, pure sociale, di saper compensare il lavoro, tanto manuale che intellettuale, sulla base dell'energia impiegata a compierlo e non sulla base del suo valore finale. È sul terreno sociale che bisogna porre e risolvere il problema della formazione dei quadri tecnici. Sul terreno della scuola il problema fondamentale, anzi essenziale, non può essere altro che quello di fornire a tutti i mezzi della conoscenza, e rendere tutti armati, attrezzati, preparati nello stesso modo per accostarsi ai libri e alle opere d'arte, e partecipare alle ricerche della cultura". 

La linea Vittorini rimarrà minoritaria nel Pci, nonostante l'apporto di personalità quale quella di Antonio Banfi − il filosofo di Gallarate, maestro di Rossana Rossanda e di Aldo Tortorella − e di Galvano della Volpe – maestro di Lucio Colletti − e nonostante la pressione esterna della Commissione alleata per l'educazione, creata dagli Alleati nell'immediato dopoguerra, diretta da Carleton Washburne, allievo di Dewey, che si proponeva di defascistizzare la scuola e aprirla alla centralità dei ragazzi nel lavoro didattico e educativo. 

Sarà don Lorenzo Milani con la sua deflagrante Lettera a una professoressa, pubblicata postuma nel 1967, a demistificare la cultura dominante del gentilianesimo di sinistra. Qui comincerà il '68, non per caso contro l'egemonia togliattiano-gentiliana nella scuola e contro il Pci. Dalla "scoperta" delle nervature di classe della scuola italiana i movimenti del '68 tireranno, tuttavia, conclusioni assai più larghe delle premesse e più contraddittorie. Per un verso, nel nome del diritto di tutti di accedere ai gradi più alti della cultura, alcuni arriveranno a invocare l'abbassamento dell'asticella e l'abolizione di ogni "selezione", altri finiranno per teorizzare una sorta di "liceo per tutti" – perché più adatto a preparare i quadri rivoluzionari −, altri ancora vorranno separare radicalmente scuole e mercato del lavoro, altri arriveranno al "sei politico" e al "trenta politico". Ma questa è già un'altra storia.



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COMMENTI
19/01/2014 - "Non guardare indietro .." (enrico maranzana)

“Il liceo classico deve essere trasformato in un liceo professionale linguistico” è la conclusione dell’excursus storico, un esito divergente dalla finalità del sistema educativo. Il traguardo istituzionale non è la preparazione di specialisti ma la promozione delle capacità e delle competenze dei giovani. Si tratta di una situazione ricorrente: chi parla di scuola presume d’esser libero da vincoli. Emblematica la convocazione della costituente della scuola: il ministro Carrozza ricorre ai sondaggi e alle assemblee per tracciare le linee strategiche del dicastero che le è stato affidato. Si è dimenticata che la sostanza del mandato dell’esecutivo consiste nella concretizzazione della volontà del legislatore. Una situazione generata dall’assenza di una terminologia univoca e condivisa. Chi parla di scuola dimentica che il significato delle parole è contestuale e, nello specifico, il contenuto dei termini deve essere desunto dal testo della legge. Si consideri “educazione”. C’é chi la assimila al buon comportamento, chi al diritto di trasmettere la propria visione della vita, chi la definisce per elencazione (alla salute, civica, stradale ..) una varietà che è sintomo dell’assenza della capacità progettuale: la complessità dei problemi si abbatte approssimando la soluzione per raffinamenti successivi.