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SCUOLA/ "Qui riposa il liceo classico". Firmato, i gentiliani di sinistra

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Elio Vittorini (1908-1966) (lombardiabeniculturali.it)  Elio Vittorini (1908-1966) (lombardiabeniculturali.it)

Per tornare al '46, ci troviamo di fronte ad una curiosa inversione delle parti in commedia: il marxista ortodosso togliattiano Concetto Marchesi va a collocarsi sulle posizioni dell'idealismo gentiliano; Elio Vittorini, l'intellettuale laico, su posizioni marxiano-umaniste. Che consistevano nel ritenere l'educazione umanistica, fondata sui classici, un bisogno degli uomini come tali, a prescindere dal ruolo che occupano nella società e nella produzione. La corrispondenza biunivoca tra indirizzi scolastici e professioni apparteneva piuttosto alle società liberali ottocentesche, fondate su un'illusoria e immobile gerarchizzazione dei ruoli sociali e professionali. Anche l'operaio e il contadino avevano diritto di leggere Euripide, Cicerone o Shakespeare, senza perciò essere costretti a studiare il greco, il latino, l'inglese. Elio Vittorini riconosce a tutti il diritto di accedere ai gradi più alti della cultura, a prescindere dal lavoro e dalla professione che ciascuno eserciterà nella vita. 

E poiché non tutti sono "naturalmente inclini" al latino e al greco, poiché non tutti dispongono dell'intelligenza filologico-linguistica o di un ambiente socio-culturale favorevole allo sviluppo di tale intelligenza, ne consegue che l'accesso al lascito culturale dei classici non passa necessariamente attraverso la lettura dei testi direttamente in latino e greco. Ma la storia successiva del sistema di istruzione è andata in tutt'altra direzione. Avendo legato dogmaticamente e meccanicamente l'accesso ai classici alla conoscenza del latino e del greco, la caduta del greco (i licei classici sono oggi il 12% e non si può certo sostenere che chi ne esce sia ancora in grado di leggere/comprendere a prima vista il latino e greco o, almeno, di tradurlo con l'ausilio dei vocabolari) e del latino (stanno diminuendo rapidamente i licei scientifici con il latino, ormai al 20%) ha trascinato con sé la caduta del lascito culturale classico quale scuola di vita nel tempo presente. 

Insomma: una catastrofe culturale. L'aver elevato il liceo classico a santuario della cultura classica ha prodotto l'esatto opposto: l'emarginazione della stessa. Si tratta degli stessi conservatori che pronunciano sempre nuove catilinarie contro il degrado culturale della scuola, avendo ottusamente contribuito in modo determinante a provocarlo.

PS. È evidente che per garantire a tutti l'accesso ai classici, occorre anche che si continui a formare e a riprodurre un corpo di specialisti in lingue classiche, la preparazione dei quali può incominciare in un apposito indirizzo tecnico-professionale già nella scuola superiore per approdare poi ai corsi universitari. Il liceo classico deve essere trasformato in liceo professionale linguistico, dentro il quale ci siano corsi specialistici di latino, greco, ebraico ecc... Questo era, d'altronde, il core curriculum della Ratio studiorum del 1599, riservato alle classi dirigenti. Oggi la piattaforma deve essere cambiata: i classici per tutti. Ha scritto George Steiner, il grande critico americano: "leggere un classico vuol dire reagire, agire-di-nuovo". Questa possibilità deve essere data a tutti. 

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COMMENTI
19/01/2014 - "Non guardare indietro .." (enrico maranzana)

“Il liceo classico deve essere trasformato in un liceo professionale linguistico” è la conclusione dell’excursus storico, un esito divergente dalla finalità del sistema educativo. Il traguardo istituzionale non è la preparazione di specialisti ma la promozione delle capacità e delle competenze dei giovani. Si tratta di una situazione ricorrente: chi parla di scuola presume d’esser libero da vincoli. Emblematica la convocazione della costituente della scuola: il ministro Carrozza ricorre ai sondaggi e alle assemblee per tracciare le linee strategiche del dicastero che le è stato affidato. Si è dimenticata che la sostanza del mandato dell’esecutivo consiste nella concretizzazione della volontà del legislatore. Una situazione generata dall’assenza di una terminologia univoca e condivisa. Chi parla di scuola dimentica che il significato delle parole è contestuale e, nello specifico, il contenuto dei termini deve essere desunto dal testo della legge. Si consideri “educazione”. C’é chi la assimila al buon comportamento, chi al diritto di trasmettere la propria visione della vita, chi la definisce per elencazione (alla salute, civica, stradale ..) una varietà che è sintomo dell’assenza della capacità progettuale: la complessità dei problemi si abbatte approssimando la soluzione per raffinamenti successivi.