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SCUOLA/ L'insegnamento della religione nella scuola pubblica ha ancora senso?

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)

Un'ultima considerazione riguarda l'insegnamento stesso della religione musulmana a scuola, non tanto per le particolari caratteristiche di tale religione, ma in quanto "insegnamento della religione" nella scuola pubblica. La funzione strumentale che può essergli stata assegnata – del tipo: "facciamo sentire i bambini musulmani come a casa loro, così anche i genitori cominceranno a sentirsi cittadini di questo paese" – non può essere l'unica né la più importante. In effetti, insegnare religione nella scuola comporta il riconoscimento di un'originale natura dell'esperienza religiosa e della necessità di un metodo adeguato per comprenderla e valutarla. Se tale insegnamento fosse tolto, nella scuola (ma varrebbe, con debite distinzioni, anche per l'università), le altre discipline si affollerebbero per prenderne il posto, come già acutamente avvertiva John Henry Newman nell'800, e, di volta in volta, la psicologia, la sociologia, la scienza politica o quant'altro si prenderebbero il compito di spiegare i veri caratteri del "religioso". 

In secondo luogo, l'insegnamento della religione deve contribuire a rispondere a due distinte e complementari esigenze: quella dell'educazione del senso religioso e quella della verifica della propria tradizione religiosa. Non è solo la scuola, ovviamente, a rispondere a questo compito; ma essa può farlo sia nella valutazione critica dei pregiudizi che possono soffocare la naturale dimensione religiosa umana, contribuendo a mantenerla viva, come costante domanda e apertura, sia nella comprensione del contenuto della tradizione religiosa in cui si è cresciuti e in cui si vive, quale condizione della sua verifica e della sua accettazione. 

Un compito "alto", al quale forse i promotori dell'iniziativa tedesca non hanno finora guardato, ma che sarà inevitabile considerare. Se non è sufficiente, infatti, fermarsi all'idea della tolleranza religiosa – pur importante −, ma occorre giungere a quello della "libertà religiosa", è bene ricordare che tale "libertà", come disse Benedetto XVI ad Assisi, è libertà di cercare la verità del senso della propria vita e del proprio destino, e, dunque, di cambiare per aderire a essa.

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