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SCUOLA/ Superiori in 4 anni: attenti al "baco" del 2001

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L'opposizione, fuori e dentro il Parlamento, scelse subito, però, per dirla con una categoria riassuntiva che fece assegnare il Nobel per l'economia, nel 2005, a Robert Aumann, la strategia del "gioco non cooperativo". Con tutte le conseguenze del caso. In questo modo, assegnò spesso all'ipotesi caratteristiche ed intenzioni caricaturali per giustificarne meglio, a livello politico, il rifiuto radicale. 

Due partiti dell'allora maggioranza di governo (An e Udc) reputarono invece addirittura offensiva la proposta di pensare i licei, e il classico in particolare, di quattro anni, al pari dei percorsi dell'istruzione e formazione professionale delle Regioni. Inoltre, a loro avviso, la proposta di articolare gli otto anni della scuola che da "elementare" si proponeva di chiamare più correttamente "primaria" (a segnalarne la funzione architettonicamente fondante l'intero sistema educativo) e della scuola media per cicli didattici e valutativi biennali avrebbe snaturato l'identità della scuola elementare riformata nel 1985, definita "il fiore all'occhiello" del sistema scolastico italiano. 

Ultimo, ma certo non da meno, i sindacati della scuola statale e le burocrazie ministeriali, ambedue interessati per ragioni diverse ma convergenti, a difendere lo statu quo, ma anche desiderosi di farsi interpreti dei dissensi espressi da due partiti di governo e dalle forze dell'opposizione, si allearono insieme per cambiare il meno possibile l'esistente e, soprattutto, per ostacolare ogni valorizzazione del sistema di istruzione e formazione professionale delle Regioni, prefigurato dal nuovo Titolo V della Costituzione e proposto dal Grl come percorso parallelo e di pari dignità con quelli di "istruzione" dello Stato.

(2 − continua) 




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