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SCUOLA/ Tfa ordinario "atto II": istruzioni per non fare un bluff

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Edvard Munch, L'urlo (1893) (Immagine d'archivio)  Edvard Munch, L'urlo (1893) (Immagine d'archivio)

Ecco che finalmente, domenica 18 gennaio il silenzio è rotto da un comunicato stampa del Miur che titola "Scuola, il titolo abilitante sarà valorizzato subito nelle graduatorie di istituto. Entro febbraio il bando del II ciclo Tfa, la graduatoria di ammissione sarà nazionale". Le poche righe sono cariche della tensione a voler rimediare alle tante falle di questa barca, come a voler tranquillizzare un po' tutti: neo-abilitati, che si pretende di accontentare annunciandone l'immediata entrata "con precedenza" in terza fascia nelle graduatorie di istituto da cui i dirigenti attingono per le supplenze temporanee – ossia la fascia riservata ai semplici laureati (!), anziché la seconda fascia destinata agli abilitati, cui dovrebbero poter accedere alla riapertura ufficiale delle graduatorie di istituto stesse; aspiranti Pas, che si vedono concedere l'anno scolastico 2012/13 come valido per l'accumulo dei tre anni di servizio richiesti; laureati in attesa del secondo ciclo dei Tfa, che hanno perso un anno e che, con l'annunciato bando di fine febbraio, sperano di abilitarsi entro il 2015 e potranno spostarsi dal proprio ateneo verso un ateneo con maggiore disponibilità di posti, visto che la graduatoria degli ammessi sarà nazionale.

Due cose ci sentiamo di dire al ministro. La prima è fare tesoro dell'esperienza del precedente ciclo di tirocinio che aveva evidenziato una serie di questioni inerenti le prove preselettive, i rapporti tra scuola e università, valutazione dei tirocinanti, retribuibilità delle scuole, magari cercando il confronto con gli Usr, le scuole accoglienti e gli atenei. La seconda è non limitarsi ad annunci e passare ai fatti. Lo scetticismo che i proclami alimentano rischia di essere il tratto esistenziale più decisivo dei futuri insegnanti.



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