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SCUOLA/ Le emozioni? Sono il migliore "alleato" dei prof (e dei genitori)

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Solo una ragione così capace di conoscere il reale inerisce la professionalità docente nelle sue competenze specifiche. E solo una ragione così capace di entrare nel reale e, conoscendolo, di svilupparsi e maturare, inserisce il ruolo discente nelle sue capacità da acquisire. E solo una ragione così fatta, rende possibile la collaborazione educativa tra scuola e famiglia, la cui assenza è invece all'origine della prospettiva anglosassone. 

Una ragione così può essere fatta maturare attraverso il curricolo già in essere, che peraltro deve essere motivato da un progetto educativo e non da emergenze sociali. Solo una ragione così rende i ragazzi capaci di entrare robustamente nella vita, nel lavoro, nella costruzione di una famiglia, nella capacità di risolvere le emergenze contemporanee creativamente, senza attendere il ruolo vicario dello Stato. Se l'educazione emotiva non coincide con il Social Emotional Learning, allora non solo occorre investire su di essa, ma nel caso in cui non venga fatto, occorre chiederne spiegazioni e attribuirne responsabilità.



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COMMENTI
28/01/2014 - Ma non è il campo della letteratura? (Giuliana Zanello)

Una piccola nota senza pretese e senza certezze ultimative, premettendo che limito l'osservazione alle scuole superiori, dove pure vengono proposte attività relative all''educazione emotiva'. Tutto può essere utile, certamente, qualora venga assunto come contributo da un consiglio di classe consapevole, possibilmente in tutte le sue componenti. L'esperienza dice però che occorre in questo caso una vigilanza stretta, perché di solito, delimitato un campo e trovato il 'responsabile', tutti gli altri tendono a delegarglielo in toto. Inoltre mi domando che senso abbia, una volta che per il campo delle 'emozioni' si decida che è affare da specialisti, mantenere nella scuola l'insegnamento della letteratura, l'attività cui precisamente gli uomini hanno affidato questo tipo di sapere, luogo privilegiato in cui elaborare queste esperienze, da creatori e da fruitori. Insomma, sembra che, di fronte a qualsivoglia problema, si sia ben poco disposti a scommettere sul contributo della cultura. E questo nonostante le posizioni espresse con frequenza anche dagli 'esperti'. Certo che, se lo studio delle opere letterarie è finalizzato al conseguimento di buoni risultati in 'literacy', allora...

 
24/01/2014 - emozioni (Valentina Timillero)

splendido articolo, che fa vedere bene ciò che manca alla scuola italiana. Non è tanto un problema di "insegnare" le emozioni (emozioni ...di Stato?) quanto di capire come e perché le emozioni fanno parte - nel profondo - della nostra razionalità. Per questo pensare che IL problema della scuola italiana sia il tradimento dei Pof e delle leggi del '74, o la dialettica asfissiante e angusta di conoscenze e competenze, è mettersi volontariamente in esilio fuori dalla realtà. Quando anche l'insegnamento fosse "centrato sulle competenze" (per fare il verso allo sciocchezzaio scolastichese) ma l'educazione non rispettasse la complessità della persona, come l'articolista invita a fare, saremmo puntualmente da capo. Pof o non pof (e questo non è un "postulato di base"?) . La domanda cui si dovrebbe dare risposta è: perché nella caverna platonica i liberati uccidono i loro liberatori?

 
24/01/2014 - pannicelli caldi (enrico maranzana)

“A scuola si va per insegnare e per imparare” è il postulato base. Un assunto che limita lo spazio del problema ai soli discenti, un assioma che afferma la centralità del conoscere, un’impostazione che accetta l’intangibilità sacrale della funzione docente. Si tratta di una premessa che contrasta con l’orientamento del sistema educativo che è finalizzato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, “ATTRAVERSO conoscenze e abilità”. Si esaltano l’interesse, lo stupore, l’amore .. caratteri che i bambini possiedono all’inizio del loro percorso scolastico e che, progressivamente, vanno esaurendosi. Perché non è stata condotta un’indagine sull’origine di tale estinzione e ci si è limitati ad affermare: “nel nostro sistema scolastico la creatività, l’immaginazione, la fantasia e l’intuito sono poco considerate”? Due esempi sul come far “gridare Eureka!, la felicità a cui tutti aneliamo”, sono in rete: “Lab. di matematica: il principio di Archimede” che fa ripercorrere i momenti della scoperta del principio di galleggiamento, e “La storia di un triangolo” che, senza alcuna preparazione, sollecita i bambini di quinta primaria a formulare il teorema di Pitagora. La domanda cui si dovrebbe dare risposta é: perché la scuola certifica le competenze ma lascia nell’indeterminatezza le strategie per la loro crescita?