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JUSTIN BIEBER/ Cosa dire ai vostri figli se arrestano un idolo per teenager

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Justin Bieber (Infophoto)  Justin Bieber (Infophoto)

Quel riso aperto davanti agli agenti di polizia, mi ha fatto pensare un paio di cose. O il ragazzo è un genio del male, ha calcolato tutto, sa bene che uscirà di lì dopo poche ore con una cauzione irrisoria (come è stato), oppure non ha capito dove si trova. Pensa di essere davvero davanti alle telecamere di Mtv.

Conoscendo la storia di questa ennesima star dei giovanissimi (inizi su Youtube con video fatti in casa evidentemente appoggiati, ispirati e promossi dai genitori, "scoperto" da un talent scout a 12 anni, lanciato immediatamente nel mondo della discografia, anni e anni di vita in giro per il mondo davanti a migliaia di ragazzine scatenate, dato in pasto a giornalisti e televisioni), opterei per la seconda ipotesi. I personaggi come Justin Bieber vivono per forza di cose in un mondo che ha perso ogni contatto con la realtà e non sono consapevoli dei gesti che fanno. Vivono nel mondo dei sogni, pensano di avere tutto – e ce l’hanno – e questo tutto spetta loro di diritto. Il grande scrittore Stephen King proprio ieri ha twittato un post sull'episodio, che suona come un monito da appendersi in camera da letto, prima di portare i figli a scuola: "Per una giovane celebrità, la vita è un banchetto di cibo gratis. Quello che non dicono è che queste celebrità sono spesso già arrivate all'ultimo piatto del banchetto". A 19 anni, non è una cosa bella.

A questo punto vi aspetterete che faccia il solito elenco di colpevoli: i genitori, il mondo dello spettacolo e quant’altro. Non lo faccio perché sappiamo benissimo tutti che una madre, anche se adesso chiede di pregare per il figlio, che permette a un dodicenne di buttarsi in quel mondo, non ha le idee chiare neanche lei. Così come sappiamo che il mondo dello spettacolo è infame, bugiardo e mortale. L’ex Hannah Montana, Miley Cyrus, è un buon esempio in questo senso, di come si possa massacrare una ragazzina.

Torno allora alle foto segnaletiche della mia collezione rock e ci inserisco quella di Justin: non ci sta, non c’entra. Mi chiedo perché e osservandolo capisco qualcosa: Justin è un ragazzo splendido, davvero bello, il volto ispirato a un ottimismo che comunque non si cancella. Non ci azzecca con quegli uomini travolti da esistenze difficili, da sofferenze di moltissimi motivi diversi fra loro, ma che soprattutto avevano un problema: amavano quello che facevano e amavano la bellezza della loro musica. Quella bellezza era tanta e sproporzionata alla loro piccola realtà di uomini che per reggere il confronto avevano bisogno di qualcosa che sostenesse quel buco che si apriva sempre di più nel loro cuore. 



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COMMENTI
25/01/2014 - Raccolta differenziata di ormoni sintetici (Sergio Palazzi)

Credo ci sia più di una agenzia specializzata nell'incastrare ad orologeria le starlette e gli starlotti in crisi di popolarità, per rivitalizzarne l'immagine con qualche bella foto ricordo, di fronte e profilo. Purtroppo non era così per Amy Winehouse, o altri che non ci stavano giocando; questo invece è persino un attore troppo scarso per reggere il gioco. Anche perchè il fotografo della scientifica non era mica Terry Richardson, che con quel che resta della Cyrus ha fatto un piccolo capolavoro. Il giovanotto anni fa era stato crivellato di colpi in uno scontro a fuoco di CSI; per quanto faccia parte del gioco, condivido ad ogni replica l'esultanza di mia figlia - che quando è gentile lo chiama Bieberon. Lei del resto, che ha 4 anni meno di lui, è venuta su a Hendrix, Beatles e Who e adesso è nel trip del metal scandinavo; la cosa che mi preoccupa è che, al prossimo scatto di ribellione etologica verso il capobranco, mi arrivi a casa con un bimb*m*kia leccato e svaporato (e senza manco il conto in banca del furbastro canadese).

 
25/01/2014 - Mal d'Africa (CARLA VITES)

Era Kafka che nel 1913 scriveva al suo disperato (perc causa sua) amore:" Via, trasformami inun uomo che sia capace di ciò che è ovvio". E ovviamente non le riuscirà. C'è qualcosa che lascia stupiti nel visualizzare lo scenario in cui un 'adolescente deve farsi rassicurare dell'esistenza di un sogno e una madre deve invece richiamare il senso di realtà. Una volta si correva dalle mamme per sentirsi dire che no il lupo cattivo non avrebbe avuto l'ultima parola nel mangiarsi Cappuccetto Rosso. O che alla fine non non era morta davvero la Bella addormantata. Invece si aspettava con timore la chiamata del padre per valutare i voti scolastici e soprattutto se il fatto di non voler andare prima a scuola e poi a giocare avrebbe avuto qualche eco più o meno disastrosa sulle nostre 'aspirazioni'. Viene in mente Ernst Junger che frequenta- sempre nel 1913- l'istituto tecnico e a scuola non fa che leggere sottobanco descrizioni di viaggi africani (non c'erano ancora gli eroi del rock, vintage o stile MTV che dir si voglia) e così scrive "D'altra parte la noia penetrava in me come un veleno mortale ogni giorno di più". Bisogna quindi andare via, a qualunque costo. Oggi che il 'parricidio' rituale di freudiana memoria ha portato alla liberazione dalle regole e dalle norme qualsiasi esse siano raccogliamo gli strascichi :poco importa che la fuga verso l'Oltre sia un ragazzino leccato che crede di stare su un reality o un Morrison sfatto e coi capelli stopposi. .

 
25/01/2014 - bieber (laura cioni)

Bravo Paolo! Un pezzo sincero e utile.