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JUSTIN BIEBER/ Cosa dire ai vostri figli se arrestano un idolo per teenager

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Justin Bieber (Infophoto)  Justin Bieber (Infophoto)

Justin no: Justin non fa una musica particolarmente bella, è banale e di routine, si produce come alla catena di montaggio, gliela scrivono altri per lui, è solo una marionetta nelle mani di astuti affaristi, e si annoia. Negli ultimi mesi ne ha fatte di tutti i colori, dal farsi beccare dentro a un bordello, ad accompagnarsi a manager e guardie del corpo ben fornite di droghe varie. Justin Bieber è annoiato di vivere un ruolo che non gli appartiene. Di Justin Bieber è pieno anche il nostro quartiere, non c'è bisogno di andare fino a Miami dove lo hanno arrestato. Di ragazzi soffocati dalla noia sono piene le strade e i bar delle nostre città.

Una volta Keith Richards, uno che di arresti e malefatte ne sa abbastanza, raccontò che l’unico motivo per cui aveva accettato di disintossicarsi era perché con lui in galera i Rolling Stones sarebbero finiti. Capì che poteva fare a meno di drogarsi, ma non della bellezza del creare musica, qualcosa che evidentemente riempiva di più il suo cuore di ogni altra cosa. E così ha fatto.

La sfida per Justin Bieber non è smettere di fare cretinate, ma di vedere se c’è qualcosa di grande che possa riempire il suo cuore; questo dovrebbe dirgli chi gli sta attorno, ma a loro il cuore che cosa glie lo riempie?

Ieri sera sono tornato a casa dal lavoro e mia figlia, sempre quella di prima, era notevolmente arrabbiata. La mamma, mi ha detto, le impedisce di andare a lavorare per Disney Channel, vuole recitare anche lei in una di quelle fiction per ragazzi che guarda sempre. La madre le ha detto che invece deve pensare alla scuola. Ammetto di aver pensato di citarle la frase di Stephen King a proposito del cibo gratis, ma non me la sono sentita. E’ una bella sfida per genitori e figli in questa epoca di tentazioni massmediatiche a portata di tutti. Ma se non fosse una sfida, che gusto ci sarebbe? Basta dare un po’ di bellezza ai nostri figli, e forse la sfida si vince. Ma chiediamoci prima quanta bellezza abbiamo dentro noi. Altrimenti faremo solo dei discorsi che non servono a nessuno.



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COMMENTI
25/01/2014 - Raccolta differenziata di ormoni sintetici (Sergio Palazzi)

Credo ci sia più di una agenzia specializzata nell'incastrare ad orologeria le starlette e gli starlotti in crisi di popolarità, per rivitalizzarne l'immagine con qualche bella foto ricordo, di fronte e profilo. Purtroppo non era così per Amy Winehouse, o altri che non ci stavano giocando; questo invece è persino un attore troppo scarso per reggere il gioco. Anche perchè il fotografo della scientifica non era mica Terry Richardson, che con quel che resta della Cyrus ha fatto un piccolo capolavoro. Il giovanotto anni fa era stato crivellato di colpi in uno scontro a fuoco di CSI; per quanto faccia parte del gioco, condivido ad ogni replica l'esultanza di mia figlia - che quando è gentile lo chiama Bieberon. Lei del resto, che ha 4 anni meno di lui, è venuta su a Hendrix, Beatles e Who e adesso è nel trip del metal scandinavo; la cosa che mi preoccupa è che, al prossimo scatto di ribellione etologica verso il capobranco, mi arrivi a casa con un bimb*m*kia leccato e svaporato (e senza manco il conto in banca del furbastro canadese).

 
25/01/2014 - Mal d'Africa (CARLA VITES)

Era Kafka che nel 1913 scriveva al suo disperato (perc causa sua) amore:" Via, trasformami inun uomo che sia capace di ciò che è ovvio". E ovviamente non le riuscirà. C'è qualcosa che lascia stupiti nel visualizzare lo scenario in cui un 'adolescente deve farsi rassicurare dell'esistenza di un sogno e una madre deve invece richiamare il senso di realtà. Una volta si correva dalle mamme per sentirsi dire che no il lupo cattivo non avrebbe avuto l'ultima parola nel mangiarsi Cappuccetto Rosso. O che alla fine non non era morta davvero la Bella addormantata. Invece si aspettava con timore la chiamata del padre per valutare i voti scolastici e soprattutto se il fatto di non voler andare prima a scuola e poi a giocare avrebbe avuto qualche eco più o meno disastrosa sulle nostre 'aspirazioni'. Viene in mente Ernst Junger che frequenta- sempre nel 1913- l'istituto tecnico e a scuola non fa che leggere sottobanco descrizioni di viaggi africani (non c'erano ancora gli eroi del rock, vintage o stile MTV che dir si voglia) e così scrive "D'altra parte la noia penetrava in me come un veleno mortale ogni giorno di più". Bisogna quindi andare via, a qualunque costo. Oggi che il 'parricidio' rituale di freudiana memoria ha portato alla liberazione dalle regole e dalle norme qualsiasi esse siano raccogliamo gli strascichi :poco importa che la fuga verso l'Oltre sia un ragazzino leccato che crede di stare su un reality o un Morrison sfatto e coi capelli stopposi. .

 
25/01/2014 - bieber (laura cioni)

Bravo Paolo! Un pezzo sincero e utile.