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SCUOLA/ Lo scienziato: genitori, "donate" ai vostri figli il metodo critico

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E' fondamentale oggi più che mai che la scuola arrivi a formare la persona, più ancora che trasmettere una somma di conoscenze, in modo che essa sia in grado di affrontare una realtà che non conosce, e che non possiamo neanche prevedere. Oggi più che mai è cruciale che ciò che i ragazzi imparano a scuola sia reso personale, cioè sia criticamente assunto. Come dico ai ragazzi all'università: è molto bene se capite tante cose, ma è ancora più importante che quel poco o tanto che capite diventi "vostro". Questo significa avere un metodo nel quale l'esperienza critica del ragazzo sia chiamata in causa continuamente.

Una scuola insomma che guarda alla crescita globale della persona, non solo all’acquisizione di nozioni…

La scuola giusta è quella che sa comunicare ai ragazzi un metodo critico. E questo si comunica attraverso le discipline, gli insegnanti, la struttura stessa della scuola. Don Giussani ha insistito su questo fin dall'inizio, quando diceva ai suoi ragazzi del Berchet che non intendeva convincerli del suo pensiero, ma comunicare loro un metodo con il quale avrebbero potuto giudicare ogni cosa, comprese le cose che diceva lui.

Questa è la via da seguire, mai come oggi. 

Ma come si fa a capire quali sono le scuole che hanno questo approccio? Anche se la maggioranza delle scuole attiva gli Open Day per richiamare l'attenzione su di sé e far vedere alle famiglie e agli studenti la propria offerta, non si corre il rischio di imbattersi in "vetrine" senza un reale contenuto? 

Ogni gesto dovrebbe portare un significato, un senso per il quale viene concepito e proposto. Talvolta questi "open day" rischiano di essere ripetitivi o superficialmente autocelebrativi perchè l'unico valore è quello di tentare di aumentare le iscrizioni. Più interessante è quando diventano reali occasioni di incontro con l'esterno, con il quartiere, la città, anche a prescindere dall'immediata resa o tornaconto. La spinta di Papa Francesco a uscire verso le periferie ha qualcosa da dirci anche qui. E bisogna avere il gusto di coinvolgere e interrogare le persone più aperte e affamate di verità, non quelle che ci dicono che va tutto bene.

Un’ultima domanda sulle iscrizioni alle superiori, che rappresentano uno snodo particolarmente delicato, poiché per la prima volta i ragazzi sono chiamati a individuare il percorso più adatto alle proprie inclinazioni e attitudini, in un'età di grande cambiamento...  In Italia assistiamo ancora -nonostante gli sforzi per modificare il trend- al fenomeno della liceizzazione di massa, che va di pari passo con livelli piuttosto alti di dispersione scolastica. Come è possibile aiutare famiglie e studenti in questo delicato passaggio?

L'aiuto più grande è cogliere l'intuizione e l'inclinazione del ragazzo.

A quell'età infatti il ragazzo normalmente ha già delineati i tratti di un interesse, di una propensione propria. Poi quello che scarseggia in Italia, a mio avviso, sono scuole professionali di alto livello, che formino cioè i giovani al lavoro senza necessariamente introdurli all'università, qualora questa non sia nelle corde del ragazzo. Si potrebbe fare moltissimo in questo campo. La grandezza di un percorso educativo infatti non sta necessariamente nel titolo di studio a cui conduce, ma nella ampiezza e magnanimità di giudizio sul bene della singola persona che la scuola è chiamata a educare. Conosco scuole per il recupero di ragazzi in difficoltà che hanno una incidenza educativa maggiore di tante università italiane e non solo!



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COMMENTI
26/01/2014 - Scuola e telescopi (enrico maranzana)

“Non sappiamo neanche quali saranno le sfide che i giovanissimi di oggi incontreranno nel loro futuro, quando usciranno dalla scuola e dall’università”. Si tratta della tesi che il parlamento, a partire dal 1969, ha progressivamente elaborato. Ha modificato l’orientamento del sistema educativo: la promozione e al consolidamento delle capacità dei giovani è l’attuale finalità; traguardo da conseguire attraverso l’utilizzo strumentale della conoscenza. E’ sorprendente che chi parla di scuola si limiti a enunciazioni generali e non si curi dei raffinamenti che la legge ha avanzato e occulti le sistematiche elusioni delle norme, causa prima del mancato superamento di obsolete e inefficaci pratiche scolastiche. I regolamenti di riordino del 2010, ad esempio, hanno invano ricordato la dinamicità delle discipline, hanno sottolineato la centralità dei relativi metodi di ricerca, hanno indicato come i laboratori debbano essere assunti come pratica didattica ordinaria. La conclusione dell’articolo non è visibile: manca il link alla seconda pagina dello scritto.