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SCUOLA/ Licei, tecnici, professionali: dove sta la "pari dignità"?

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Giuseppe Fioroni (Infophoto)  Giuseppe Fioroni (Infophoto)

Queste reintegrate qualificazioni di minorità e di separatezza attribuite al sistema di "istruzione e formazione professionale" delle Regioni rispetto a quello di "istruzione" statale sono state, in terzo luogo, confermate anche dalla decisione assunta sempre nella legge 40/07 di istituire, dopo gli istituti tecnici e professionali quinquennali, la cosiddetta Istruzione tecnica superiore (Its) biennale/triennale. A questa tipologia di istruzione, infatti, non possono iscriversi, per legge, sebbene posseggano le competenze generali e specifiche richieste per superare le prove di accesso, i diplomati dell'"istruzione e formazione professionale" regionale. Inoltre, essendo concepita come non integrata con quella disponibile nei corsi dell'Istruzione e formazione tecnica superiore (Ifts) di durata più variabile (da 6 mesi a tre anni), successivi all'istruzione e formazione professionale delle Regioni e, soprattutto, con quella universitaria, finisce per pregiudicare, nel lungo periodo, il proposito di istituire, a fianco dell'università, un vero e proprio "sistema dell'istruzione e formazione professionale superiore", contenente corsi professionali di durata variabile, ma di pari dignità educativa, culturale e ordinamentale con quelli universitari. In questa maniera, resta inalterato il pregiudizio che equipara la dimostrazione di "eccellenza" di un giovane alla frequenza con ottimi voti prima del liceo e poi dell'università, ma non certo dei percorsi dell'istruzione e formazione professionale prima secondari e poi superiori. 

Ad ulteriore sanzione del collaudato paradigma formativo separatista e gerarchico, la legge finanziaria del 2007 aveva disposto, infine, due ulteriori provvedimenti: lo spostamento dell'inizio dell'apprendistato formativo dai 15 ai 16 anni e la reintroduzione, dopo i 16 anni, della tradizionale gerarchizzazione qualitativa e quantitativa esistente tra "obbligo di istruzione" per chi prosegue gli studi e "obbligo formativo" per chi, invece, frequenta i vecchi corsi regionali della formazione professionale ex legge 875/78 o lavora con l'istituto giuridico dell'apprendistato professionalizzante. 

Per fortuna, il Titolo VI, Capo I, artt. 47, 48 della legge 9 novembre 2010, n. 182, ha reintrodotto la possibilità di cominciare l'"apprendistato formativo" in diritto-dovere per l'ottenimento di una qualifica professionale a 15 anni e di poterlo concludere a 29 anni dopo aver eventualmente percorso l'intera filiera dei titoli di studio, fino al dottorato di ricerca. Rivendicando, in sostanza, in questo modo, l'urgenza di realizzare al più presto la per ora ancora teorica pari dignità educativa e culturale del "sistema dell'apprendistato formativo" secondario e superiore (15-29 anni) rispetto al "sistema di istruzione" statale, sempre secondario e superiore (14-24 anni), e al "sistema dell'istruzione e formazione professionale" regionale che inizia a 14 anni, si chiude con il diploma a 18, ma che, come frequenza di Ifts e come formazione professionale permanente, si potrebbe e si dovrebbe prolungare per l'intera durata della vita lavorativa. 



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