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SCUOLA/ "Perché questo tradimento?" Studenti tedeschi di fronte alla Shoah

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Auschwitz (Infophoto)  Auschwitz (Infophoto)

Per un altro collega, che dirige la parte sul pensiero utopico del seminario "Politica e Riforma" cui partecipiamo, Stephan Kratsch, questo scarto generazionale pone il problema di come raccontare ora questa storia, senza costringere i ragazzi ad un peso emozionale che non può essere "costruito", ma che può nascere solo spontaneamente, quando per l'appunto si è confrontati con i fatti. Un esempio di riuscito tentativo educativo di presentare gli avvenimenti del genocidio è il figlio della collega di religione e tedesco di cui parlavo. Ha partecipato alla gita scolastica ad Auschwitz che la nostra scuola organizza ogni anno per i ragazzi della maturità e, dopo la gita scolastica, ha avuto il bisogno di comprarsi dei libri e di informarsi su ciò che aveva portato all'indicibilità di quegli avvenimenti che etichettiamo con il nome di "Auschwitz".

Un altro collega responsabile della parte del seminario su Lutero, Müntzer, Bonhoeffer e Arendt, Axel Große, ha sottolineato che vede con una certa preoccupazione l'uso della giornata della memoria in altri paesi europei come ricatto alla prosperità tedesca, quasi per dir loro: non comportatevi in modo arrogante, perché voi siete quelli che hanno provocato l'olocausto.

Io penso infine, come avevo già cercato di dire tempo fa su queste pagine, che non vi sia nulla di più insensato che isolare la Germania con un ricatto morale ed emozionale. Per noi tutti rimane aperta la domanda: come educare in modo che non avvenga più l'estremo male di cui parla Hannah Arendt? Estremo male che può essere mediato da forme di "obbedienza banale", che impediscono, anche oggi, che il bene, nella sua radicalità, come si esprime la filosofa ebrea tedesca, porti frutta di amicizia in un popolo e tra i popoli.

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COMMENTI
31/01/2014 - GRAZIE (Gianni MEREGHETTI)

Grazie, grazie. Una sola e semplice osservazione, la questione della memoria non è la questione di ricercare una colpa, come scriveva Etty Hillesum, tutti siamo responsabili, perché se guardiamo in noi troviamo quello che portano dentro anche gli altri. Per questo ciò che bisogna cercare non è la colpa, nemmeno che il male sia banale, ma che c'è dentro di noi una possibilità di bene che aspetta solo di essere riconosciuta e vissuta. Questo bisogna deciderlo! E raccontare ciò che si vede è il primo modo di deciderlo.