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SCUOLA/ Dati Ocse, ecco la "foto" (triste) dell'Italia tra 10 anni

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A rendere più grave la situazione della Sicilia è il triste primato assegnatole dal Censis in un comunicato stampa del 28 maggio 2012 riguardo ai giovani  "Not in Education, Employment or Training" (Neet), ossia i giovani che né studiano né lavorano: il 35,7% dei giovani tra i 15 e i 29 anni della più grande isola d'Italia non studia e non lavora. La dispersione scolastica, seppur lievemente attutita negli ultimi anni grazie alle iniziative degli enti locali e alla buona volontà degli insegnanti, resta sempre molto alta.

Quali le possibili cause? − Com'è possibile che una Regione autonoma "obiettivo convergenza", destinataria di una considerevole quantità di fondi da parte dell'Europa si trovi in questa situazione? Quali analogie e differenze con, ad esempio, la Provincia Autonoma di Trento?

La Sicilia, in quanto Regione autonoma, gode di uno statuto speciale che le dà un'autonomia più ampia, anche in materia di istruzione e formazione, rispetto alla Provincia Autonoma di Trento. Tuttavia, in senso generale, l'autonomia in Sicilia è interpretata in modo meno efficace ed efficiente. Se l'autonomia trentina si spinge fino all'autonomia fiscale, per cui tre quarti delle tasse riscosse costituiscono immediata risorsa senza passare dall'Erario statale, ciò non accade in Sicilia. Qui l'autonomia va spesso in una direzione opposta rispetto a quella snellezza di filtri burocratici che faciliterebbe una reale responsabilità amministrativa − non dimentichiamo che la scuola fa parte della pubblica amministrazione − per cui è chiaro chi risponde di che cosa, a vantaggio dell'efficienza organizzativa rilevata da Santoli nell'articolo già citato

Ad ogni riforma riguardante l'istruzione e la formazione, Trento pone il recepimento della norma sotto la condizione di una serie di valutazioni, il che non sempre avviene in Sicilia e, soprattutto, quasi mai secondo criteri intrinseci ad una logica di miglioramento della performance. Quasi sempre le logiche di governo regionale siciliano sono, invece, basate su problemi di organico volte a ridurre il malcontento sindacale. La qualità della scuola non è mai a tema. Un esempio fra tutti: rispetto alla riforma Gelmini gli istituti professionali siciliani, peraltro disciplinati dal Regolamento sull'autonomia scolastica in vigore in tutta Italia e dalla Conferenza Stato-Regioni (secondo quanto discende dal Titolo V della Costituzione che dà alle Regioni competenza in materia di istruzione e formazione professionale), hanno messo in atto delle modifiche riguardanti il curricolo sempre secondo un'ottica di contenimento dei tagli in organico, mai tenendo conto dei livelli di competenza in uscita nelle diverse discipline e dunque del reale bisogno formativo degli studenti. 

Se è vero che il problema del precariato dei docenti va tenuto in considerazione, va anche detto che escludere dal ragionamento sulle scuole la natura della questione che è innanzi tutto educativo-formativa genera condizioni di lavoro, per gli insegnanti stessi, mortificanti della professionalità docente. Anche l'aspetto valutativo delle competenze − mi riferisco soprattutto agli scrutini finali − è gravato da preoccupazioni legate spesso, ancora, alla formazione delle classi e all'organico. 



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