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SCUOLA/ Il Clil, cento domande, zero risposte

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Il documento contiene molte altre indicazioni, ad es. i tipi di "discourse" (termine preferito a "testo"), da vari tipi di accademico a forme di "popularisation" (libri di storici professionisti,  amateurs, autori specializzati nel settore) fino a libri scolastici, oppure i tanti approcci possibili in una history class, dalla presentazione del docente o degli studenti (molto diverse fra loro) ai "debates" organizzati dagli apprendenti sulla base di testi ed appunti, o alla recensione di libri o programmi televisivi, o attività a progetto (ad  es. la promozione di un monumento segno visibile della memoria collettiva  di un popolo).

Forse varrebbe la pena di leggerlo, questo documento. E magari anche altri. A quattro occhi. 



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COMMENTI
02/03/2014 - risposta a Ballabio (Pier Luca Toffano)

forse sono stato equivocato. Quando parlo di inserire nel progetto anche i neo-abilitati mi riferisco alla indizione dei corsi CLIL ordinari. Quelli, per intenderci, inizialmente previsti e mai attuati. Adesso sono stati finalmente indetti dopo diverse interrogazioni parlamentari e non poca insistenza da parte del sottoscritto. Mi sembrava riduttivo confinare il CLIL ad alcuni istituti e riservare l'insegnamento ai soli docenti in servizio. Sono perfettamente d'accordo con Lei quando scrive che conoscere la lingua non significa saperla insegnare. Ma ridurre la platea in base a criteri teorici significa avere paura della propria ombra. La riduzioni ai soli insegnanti in servizio, perloppiù certificati a livello B - vedi indagine INDIRE, avrebbe comportato l'istituzionalizzazione di costi di affiancamento che ritengo insostenibili anche dal punto di vista organizzativo.

 
19/01/2014 - ...e pessime scelte (Pier Luca Toffano)

E se ci stessimo complicando la vita - ed il clil -inutilmente? L'affiancamento dell'insegnante di Lingua è del tutto inutile e rischia di trasformare la lezione "in Inglese" in una lezione "di Inglese". O l'insegnante disciplinare conosce la lingua straniera o non la conosce, non ci sono scorciatorie. E la deve anche conoscere al livello di certificazione previsto C1 o C2, ovvero deve avere le capacità comunicative di un insegnante madrelingua. Chi è a questo livello sa benissimo condurre una lezione disciplinare in Inglese (o nella sua Lingua certificata). Altra stramberia è quella di partire dal Linguistico, probabilmente perché ritenuta operazione più facile. O forse perché avremmo potuto fare una figuraccia leggermente minore visto l'inserimento in un contesto secondo alcuni ideale. L'altra mancanza, ed è forse la peggiore di tutte, è quella di non aver dato la possibilità di specializzarsi Clil a TUTTI gli insegnanti abilitati e certificati C1 e C2. Si è scelta la via del corso "riservato" per poi piangere sulla scarsità degli insegnanti qualificati. Ci sono i vincitori del concorsone senza cattedra, ci sono gli abilitati TFA. Tra questi ci sono parecchi insegnanti con le certificazioni linguistiche previste. Vogliamo o no estendere quanto più possibile la platea dei qualificati prima di procedere alle solite sanatorie, ai soliti corsi riservati, alle solite eccezioni sulle certificazioni, ai soliti pasticci?

RISPOSTA:

Il nodo della certificazione del docente CLIL deve sicuramente trovare qualcuno o qualcosa che lo sciolga, magari certificando percorsi di formazione validi e validabili che emergano dalla professionalità dei docenti. Ma rimane una considerazione di fondo; sapere molto bene una lingua non significa saperla insegnare, così come essere un eccellente cultore dell’arte, o un appassionato di storia, non ci trasforma tout court in docenti di arte o di storia. Esistono competenze specifiche, soprattutto legate all’esperienza sul campo, ad una formazione acquisita nel contatto quotidiano con le problematiche dell’insegnamento della lingua, nonché ad una rigorosa preparazione metodologica. Una expertise specifica. Chiedersi come condividerla lavorando su un “progetto”, o meglio un percorso didattico che rimane di responsabilità del docente DNL nella conduzione, non è complicarsi la vita. E' renderla più facile ai nostri studenti, che altrimenti potrebbero rischiare di non fare né lezione in inglese, né lezione di storia. SB