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SCUOLA/ Il Clil, cento domande, zero risposte

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A livello ordinamentale, nel triennio dei licei linguistici e al quinto anno di tutti gli altri licei e degli istituti tecnici, i docenti Clil, insegnamento integrato di lingua (straniera) e disciplina, sono docenti Dnl, docenti di discipline non linguistiche. Cosa può fare, in concreto, il docente di lingua straniera  che voglia contribuire al Clil, siano lui o lei (più probabilmente una "lei")  titolare della disciplina o lettore madrelingua presente stabilmente o su progetto in un certo istituto? Dalle norme transitorie  relative ai licei linguistici del gennaio 2013 è chiaro quel che non fa: non ha ore di cattedra   dedicate, nemmeno in compresenza o codocenza, ma capire cosa possa fare, viste le scarne  indicazioni presenti nelle norme, richiede uno certo sforzo immaginativo.

Il primo punto delle norme transitorie riguarda la "programmazione comune" del percorso Clil anche con il docente di lingua straniera; a partire dalle indicazioni nazionali di una disciplina, mettiamo la storia, immaginiamo la situazione di Clil team auspicata dal decreto ministeriale. Un docente di storia e una di lingua di un qualsiasi liceo (le indicazioni nazionali sono le stesse ovunque per entrambe le discipline, per gli istituti tecnici le materie Clil sono quelle tecniche) si siedono allo stesso tavolo  per inventarsi un Clil syllabus per il quinto anno per una loro classe, cioè un programma Clil che arrivi al 50 per cento del monte ore annuale della disciplina, come indicato dal decreto. 

Immaginiamo anche di voler tener conto di un modello Clil molto popolare, il cosiddetto 4Cs di Do Coyle (Content, Cognition, Culture an Communication) che, tuttavia, i docenti di L2 non sono tenuti a conoscere. Ma facciamo il caso che entrambi i docenti abbiano fatto i compiti a casa ben oltre il dettato della legge, o che il docente di storia li abbia fatti (magari frequentando un corso metodologico presso una università o all'estero, od entrambi), e condivida il suo sapere con la collega. In  teoria questo scenario immaginario dovrebbe essere un dejà vu per i docenti Dnl dei linguistici da almeno due anni; sicuramente è immaginario per i docenti degli altri licei. 

In merito al Content (i contenuti da proporre), ogni docente di lingua straniera di un liceo (le lingue possibili ad oggi sono inglese, spagnolo, francese, tedesco, arabo e cinese) andrebbe probabilmente a suggerire i "titoletti" (le descrizioni sintetiche di argomenti) della "sua lingua", o meglio ambito culturale (anglofono, ispanico, germanico, slavo, orientale), fra quelli riportati nelle indicazioni nazionali di storia. Ma la lingua del Clil non è forse: a) quella/e che gli studenti apprendono e: b) legata alle competenze linguistiche del docente Dnl? Quindi, nella stragrande maggioranza dei casi, la lingua inglese?



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COMMENTI
02/03/2014 - risposta a Ballabio (Pier Luca Toffano)

forse sono stato equivocato. Quando parlo di inserire nel progetto anche i neo-abilitati mi riferisco alla indizione dei corsi CLIL ordinari. Quelli, per intenderci, inizialmente previsti e mai attuati. Adesso sono stati finalmente indetti dopo diverse interrogazioni parlamentari e non poca insistenza da parte del sottoscritto. Mi sembrava riduttivo confinare il CLIL ad alcuni istituti e riservare l'insegnamento ai soli docenti in servizio. Sono perfettamente d'accordo con Lei quando scrive che conoscere la lingua non significa saperla insegnare. Ma ridurre la platea in base a criteri teorici significa avere paura della propria ombra. La riduzioni ai soli insegnanti in servizio, perloppiù certificati a livello B - vedi indagine INDIRE, avrebbe comportato l'istituzionalizzazione di costi di affiancamento che ritengo insostenibili anche dal punto di vista organizzativo.

 
19/01/2014 - ...e pessime scelte (Pier Luca Toffano)

E se ci stessimo complicando la vita - ed il clil -inutilmente? L'affiancamento dell'insegnante di Lingua è del tutto inutile e rischia di trasformare la lezione "in Inglese" in una lezione "di Inglese". O l'insegnante disciplinare conosce la lingua straniera o non la conosce, non ci sono scorciatorie. E la deve anche conoscere al livello di certificazione previsto C1 o C2, ovvero deve avere le capacità comunicative di un insegnante madrelingua. Chi è a questo livello sa benissimo condurre una lezione disciplinare in Inglese (o nella sua Lingua certificata). Altra stramberia è quella di partire dal Linguistico, probabilmente perché ritenuta operazione più facile. O forse perché avremmo potuto fare una figuraccia leggermente minore visto l'inserimento in un contesto secondo alcuni ideale. L'altra mancanza, ed è forse la peggiore di tutte, è quella di non aver dato la possibilità di specializzarsi Clil a TUTTI gli insegnanti abilitati e certificati C1 e C2. Si è scelta la via del corso "riservato" per poi piangere sulla scarsità degli insegnanti qualificati. Ci sono i vincitori del concorsone senza cattedra, ci sono gli abilitati TFA. Tra questi ci sono parecchi insegnanti con le certificazioni linguistiche previste. Vogliamo o no estendere quanto più possibile la platea dei qualificati prima di procedere alle solite sanatorie, ai soliti corsi riservati, alle solite eccezioni sulle certificazioni, ai soliti pasticci?

RISPOSTA:

Il nodo della certificazione del docente CLIL deve sicuramente trovare qualcuno o qualcosa che lo sciolga, magari certificando percorsi di formazione validi e validabili che emergano dalla professionalità dei docenti. Ma rimane una considerazione di fondo; sapere molto bene una lingua non significa saperla insegnare, così come essere un eccellente cultore dell’arte, o un appassionato di storia, non ci trasforma tout court in docenti di arte o di storia. Esistono competenze specifiche, soprattutto legate all’esperienza sul campo, ad una formazione acquisita nel contatto quotidiano con le problematiche dell’insegnamento della lingua, nonché ad una rigorosa preparazione metodologica. Una expertise specifica. Chiedersi come condividerla lavorando su un “progetto”, o meglio un percorso didattico che rimane di responsabilità del docente DNL nella conduzione, non è complicarsi la vita. E' renderla più facile ai nostri studenti, che altrimenti potrebbero rischiare di non fare né lezione in inglese, né lezione di storia. SB