BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chiosso: la consultazione web? La deriva di una politica senza proposte

Pubblicazione:

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Se mi è consentito esprimere una modesta opinione basata sulla mia esperienza di "esperto", la ragione dell'insuccesso di queste forme apparentemente molto democratiche è molto semplice. Mentre sulla diagnosi non è impossibile raccogliere un consenso abbastanza ampio, sulla terapia – e cioè là dove è chiamata proprio la politica ad esprimersi – le opinioni divergono fatalmente. 

Auguro alla Costituente carrozziana miglior fortuna, ma alla fine il ministro si troverà – proprio come adesso – a dover scegliere tra filo autonomisti e neo centralisti, tra sostenitori della valutazione tipo Invalsi e chi ne vorrebbe una di impronta molto diversa, tra chi auspica un'espansione delle tecnologie e chi invece lamenta la perdita della centralità della cultura classica, tra gli ostinati difensori del liceo quinquennale e quanti, invece, auspicano la fine dell'istruzione secondari al 18esimo anno e via di questo passo. 

Forse la scuola italiana più che di una Costituente dall'esito – vorrei naturalmente essere smentito dai fatti – presumibilmente infruttuoso, ha bisogno di un po' di pace dopo vent'anni di riforme tentate e fallite, "aggiustamenti" con il trapano (vedi i tagli) e ritocchi con il cacciavite e di poche altre cose: un'azione ampia e diffusa di messa in sicurezza degli edifici, maggiore coraggio nel riconoscere gli spazi dell'autonomia scolastica, incoraggiando le scuole a logiche di rete, e soprattutto un forte impegno per sostenere capillarmente l'aggiornamento dei docenti. 

I propositi mega riformatori (falliti) di Berlinguer e Moratti suggeriscono che è inutile tentare altre riforme "dall'alto". Forse la via più produttiva è quella di incoraggiare gli istituti a migliorare, promuovendo il cambiamento a partire dalla realtà delle singole scuole, magari proprio cominciando a riflettere su quei dati (che suscitano tanta diffidenza) forniti periodicamente dall'Invalsi. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
06/01/2014 - L'albero di Bertoldo e lo spizzico di Popper (Sergio Palazzi)

Il min. Carrozza, a differenza di altri, ha competenze specifiche e spesso un approccio concreto. Quindi non dubito che riesca a cogliere - e meglio di me - due aspetti che a me sembrano quasi ovvi. 1) In democrazia rappresentativa la politica ha il dovere di NON seguire l'opinione maggioritaria della piazza, tanto più se è la piazza di chi, in un sistema che non funziona, è coinvolto da una relazione di scambio reciproco: io ti chiedo poco, ti pago poco, ti assicuro inamovibilità in cambio del fatto che non valuterò mai il tuo operato, etc. - vale il discorso dell'albero di Bertoldo. Oltretutto, temo che non più di un quarto di noi docenti abbia idee strutturate e praticabili su come attuare alternative di sistema, e quel quarto ha posizioni radicalmente divergenti... Come scegliamo tra le varie voci di piazza? 2) Ben prima della pandemia di "riformite" per cui ogni ministro o addetto ai lavori sente il dovere di cercare LA/UNICA/TOTALE/RIFORMA/FINALE/ASSOLUTA, uno che s'intendeva di politica, termodinamica e logica come Popper ricordava che per andare davvero avanti senza far troppi guai è preferibile la "ingegneria sociale a spizzico", munita di check and balances e contrapposta alle utopie rivoluzionarie. Anche e soprattutto quando c'è da cambiare molto o moltissimo, magari a colpi d'accetta, meglio tenere un profilo basso, concreto, senza preconcetti ideologici. Aggiungerei: evitando il più possibile la ricerca del consenso. Sono decenni che ne subiamo le conseguenze.

 
06/01/2014 - Uno sfascio invisibile. (laura biancato)

C'è urgenza, Ministro, siamo in emergenza. Questo dovrebbe averlo capito in mezzo anno di mandato. Dice che non sa, che deve farsi spiegare...che chiederà. Ma al fiume di legittime considerazioni che le è piovuto addosso da ogni dove in tutti questi mesi, Lei, ha dato ascolto? Siamo in tanti (operatori della scuola, esperti, genitori, semplici cittadini) ogni giorno a lanciarle segnali evidenti di uno sfascio in atto, che deve essere sanato con scelte radicali e coraggiose. Siamo persone che vivono di e per la scuola. Che hanno a cuore il futuro del paese. Che non si risparmiano nella fatica quotidiana di non togliere opportunità ai ragazzi. La sensazione comune è che lei non vi abbia per nulla fatto caso. Un minimo di fiducia nella capacità professionale e critica di noi addetti ai lavori, le sarebbe sufficiente per individuare le soluzioni più urgenti.

 
06/01/2014 - Non è una provocazione (Franco Labella)

Gentile professor Chiosso nel rinnovarle il ringraziamento per le chiare cose che scrive le posso porre una domanda pubblica: ma è per quel che scrive che non è mai stato proposto o nominato ministro dell'istruzione?

 
06/01/2014 - Le proposte ci sono .. inascoltate! (enrico maranzana)

Trascrivo, a sostegno di quanto esposto, lo scritto che ho pubblicato sulla pagina Facebook del ministro. *** Nell’intervista da Lei rilasciata a Repubblica, parlando di autonomia, ha affermato: "Oggi la scuola italiana è fortemente centralizzata, ma il funzionamento dei singoli istituti dipende dai singoli presidi. Se sono capaci, le loro scuole funzionano. È così, ma non saprei dire perché: le consultazioni mi aiuteranno". Si tratta di una tipica idea dell’uomo qualunque: un ministro dovrebbe argomentare partendo dagli assiomi che la legge ha enunciato. Evidente la Sua disattenzione al DPR 275/99 che afferma: l’autonomia scolastica “si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti”. Il Suo modo di procedere è molto, molto criticabile in quanto occulta il male della scuola: la voce del legislatore risuona nel vuoto! In rete è visibile “L’autonomia scolastica: un’araba fenice” che mostra la distanza tra l’ordinaria prassi e la prescrizione normativa. Buon lavoro Enrico Maranzana