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SCUOLA/ Foschi (Diesse): contratti, l'anzianità non basta più

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Riteniamo nondimeno che il tema sia da approfondire con cura, senza preclusioni da entrambe le parti: governo e sindacati. Gli insegnanti non sono una massa informe da manovrare e neppure titolari di una funzione che si può esercitare in maniera anonima e separata dal contesto. Occorre sempre, con cognizione della realtà, partire dal presupposto che tanti docenti si assumono di fatto la responsabilità di condurre gli alunni all'acquisizione di conoscenze e competenze tramite la comunicazione della propria passione per l'oggetto dell'insegnamento. Le conoscenze (e le competenze) si comunicano da persona a persona. Non si imparano solo stando di fronte ad una macchina o ad un display. 

Per parlare poi del contratto vigente per la parte normativa (quadriennio giuridico 2006-09), esso vincola la mansione docente all'espletamento di una funzione e non di una professione, con il conseguente agganciamento della progressione economica alla sola anzianità. Da più parti (destra, sinistra, centro) questi criteri sono ritenuti superati, e superati anche da tanti insegnanti che, oltre alle ore di servizio e all'anzianità, chiedono un riconoscimento del merito, cioè della qualità del loro incarico.  

D'altra parte, le politiche scolastiche sostenute dagli ultimi governi, al di là delle dichiarazioni di principio, non depongono a favore di una chiara volontà della valorizzazione della professione docente, tra tagli di personale e tagli dei già magri stipendi. 

Ragionevolezza imporrebbe che si accedesse ad un nuovo tipo di contratto che libera (meglio liberalizza) il lavoro del docente concedendogli una maggiore possibilità di intrapresa della propria capacità professionale nel contesto dell'istituto da cui è assunto o di una rete di scuole. Un passo che potrebbe portare anche, se liberamente scelta e chiaramente motivata, ad una presenza più duratura tra le mura della scuola. A fronte di un riconoscimento anche economico del tipo di servizio che l'insegnante svolge, previa rinuncia da parte dello Stato a scorrette manovre sui benefici già maturati.

Ragionevolezza, appunto. Se ve n'è ancora in giro, questa è la sua ora.



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