BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Invalsi, piccolo promemoria per il nuovo presidente

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Certo, forse serve un sancta sanctorum di prove validate, che rappresentino il core curriculum delle competenze di base che un Paese si aspetta di promuovere nei propri ragazzi (senza illudersi che questo nocciolo sia esaustivo), ma serve anche che il sistema accolga, analizzi, rilanci e sviluppi un vero e proprio archivio docimologico, capace di interloquire con le pratiche didattiche delle scuole, spesso assai routinarie.

Paghi uno, prendi tre? − E qui già sono necessarie numerose distinzioni, perché i piani sono diversi anche se si intersecano. Un conto sono le rilevazioni strutturate e sistematiche degli apprendimenti (con due "partiti" che si confrontano sulla preferenza da dare alla somministrazione di prove solo a campione o invece di carattere censuario) ed un conto sono le pratiche valutative che si adottano a scuola (pensiamo a voti, compiti, scrutini, ecc.) ed un altro conto ancora è il sistema degli esami con valore legale, con le sue tradizioni e le sue procedure amministrative (es. gli esami di Stato o le prove di ammissione ai corsi universitari). Sono questioni concettualmente distinte ed una stessa prova non dovrebbe essere consumata per supportare indifferentemente un test di conoscenza, una prova d'esame o un compito in classe. 

Un test standardizzato consente di "leggere" la situazione degli apprendimenti di popolazioni ampie (a campione o dell'intero universo), di trarre inferenze sullo stato di salute di un sistema scolastico (fatte le debite correlazioni tra tutte le variabili in gioco), di disporre di informazioni preziose per ogni scuola per analizzare i propri risultati. È però necessario dare il giusto peso alle prove (che non sono "tutto" l'apprendimento), evitando i facili riduzionismi, migliorando la qualità degli strumenti (ci possono essere test ben fatti, ma occorre un ventaglio più ampio di format, strutturati e non). 

Inoltre, appare forzato inserire una prova standardizzata all'interno di un esame (questo avviene attualmente per la terza media), perché cambia la destinazione d'uso di una prova, che da indizio di conoscenza assume invece un suo peso nella valutazione "legale" di fine ciclo di un singolo allievo. È una questione assai controversa, per la sua incidenza sul'esame e per i suoi effetti reali e simbolici. Resta comunque aperto il tema di un ancoraggio degli esiti degli esami ad alcuni standard nazionali di riferimento, che oggi non esiste, come conferma la distribuzione "localistica" dei punteggi. Un migliore allineamento darebbe più forza ai "bonus" ed ai "crediti" per l'accesso all'università. 

Ma è sulla valutazione "quotidiana" che osserviamo i maggiori divari. La scuola di base, reduce da trent'anni di valutazione formativa (cucinata però in molte salse: schede narrative, giudizi sintetici, scale centenarie con lettere dell'alfabeto, voti in decimi, ecc.), sembra non aver gradito il ripristino dei voti avvenuto nel 2008 (senza alcuna discussione preliminare e come un temporale estivo), ma infine si è adeguata, tenendo un profilo molto basso (ridurre i danni…). Nelle superiori i voti non sono stati mai in discussione, anzi sembra essersi consolidata una docimologia quasi "fai da te" che esibisce con disinvoltura griglie, obiettivi minimi, scale, ecc. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >