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SCUOLA/ Invalsi, piccolo promemoria per il nuovo presidente

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Dunque l'uso pubblico dei dati dovrà essere molto sobrio, accompagnato dalla capacità della scuola di descrivere i propri risultati, ma anche i processi, le risorse impegnate, l'impatto sociale ed etico delle proprie scelte (bilancio sociale) e non limitarsi a pubblicare graduatorie e posizioni in classifica. Anche l'Invalsi dovrebbe procedere con molta cautela lungo questa strada. 

È utile ri-precisare il senso delle rilevazioni, restituire i dati alle scuole per la loro ricerca, escludere ogni uso improprio, ad esempio ai fini di una valutazione del lavoro dei docenti. Non è pensabile "isolare" con qualche tocco statistico l'effetto dell'impegno di un singolo docente sui risultati degli allievi. Esiste un "fattore classe" che spesso influisce in maniera più consistente dell'"effetto scuola" e questo rimanda ai criteri di composizione delle classi, all'influenza di opzioni e specializzazioni offerte, al peso dei condizionamenti sociali. La scuola italiana presenta ancora troppe differenze legate ai fattori esterni (territorio, background sociale, clima civico, ecc.) ed una valutazione maldestra non farebbe che offrire una patina di scientificità a questi dati impliciti. Ecco perché è utile rendere più consistente la ricerca sul "valore aggiunto" apportato dall'intervento della scuola. 

Che sia "sistema" − Nel nuovo Sistema Nazionale di Valutazione l'Invalsi dovrà garantire l'affidabilità e la qualità degli strumenti di rilevazione degli apprendimenti e delle modalità di osservazione del funzionamento delle scuole. L'istituto dovrà aprirsi alla collaborazione con il mondo della ricerca e con le università, senza però trascurare il rapporto con le scuole. Troppo spesso le prove "oggettive" sono percepite come troppo lontane dai contesti reali del fare scuola e gli stessi "quadri di riferimento" che esplicitano le chiavi di lettura di quelle prove sono proposti come dati di fatto immutabili. Questo solco va rapidamente colmato, attraverso l'attivazione di rapporti più intensi con gli operatori scolastici (nelle fasi di costruzione e validazione delle prove, nella riflessione sugli esiti, nella retro-azione sulla didattica). Così pure nell'elaborazione degli indicatori sul funzionamento delle scuole occorre partire da quanto già le scuole stanno facendo, dalle loro reti, da standard elaborati dal basso… Ed è importante, come in parte è avvenuto nelle fasi di sviluppo del Progetto Vales, che operatori scolastici siano chiamati a partecipare alle sessioni di visita alla scuola. Sono professionalità che non si improvvisano, ma che vanno coltivate (dentro e fuori la scuola). 

Si sente poi la mancanza di un corpo ispettivo autorevole, accreditato e numeroso. Solo in questi mesi si stanno completando le procedure per il reclutamento di nuovi ispettori. Nel disegno originario le équipe di visita alle scuole avrebbero dovuto essere coordinate da ispettori, ma poi si è dovuto ripiegare su altre soluzioni (in Italia, al momento sono in servizio solo 29 ispettori, su un organico di 301 unità). 



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